racconto: Simulazione
di Waidemor [non registrato]
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…E fu luce.
La nostra colonna e quella elfa viaggiavano parallele, verso la grande città di Morlok, dove i Troll avevano il loro quartier generale.
Le nostre mosse erano dettate da un piano più temerario che astuto.
Semplicemente dovevamo fare da esca per far uscire allo scoperto il grosso dei Troll, così che i nostri potessero occuparne la capitale e poi attaccarli alle spalle.
Ci demmo da fare come bravi vermi all’amo, imperversando sulle campagne e distruggendo tutte le pattuglie nemiche trovate.
Sul finire della terza sera, un messaggero elfo irruppe trafelato nel nostro campo: erano stati violentemente attaccati e rischiavano l’annientamento.
In un lampo fummo pronti: i nostri fratelli persi nella notte dei tempi e ritrovati in queste ere chiedevano aiuto, non si poteva attendere. Dfame, stanchezza, paura, tutto scomparve; l’aumentare del fragore delle armi, al nostro avvicinarsi, ci faceva urlare a pieni polmoni: “Resistete fratelli, siamo arrivando, resistete”.
Prima di loro ci sentirono i Troll e veloci inviarono un distaccamento a fermarci, ma li sorpassammo senza rallentare, solo le nostre spade rosse testimoniavano il combattimento.
Anche i nostri cavalli sentivano nelle froghe il palpito della lotta vicina, e anziché rallentare, accellerarono la carica.
Con un solo urlo ci lanciammo nella lotta, la spada mi cantava in mano, scatenandomi gioia selvaggia nel cuore.
Stavo vendicando le nostre donne e i nostri bambini, combattevamo per poter vivere con onore.
Eravamo solo l’esca, ma dopo averci inghiottito i Troll non riuscirono né ad ingoiarci, né a sputarci. Li tenevamo inchiodati, ognuno dei nostri ne combatteva dieci, cento, mille, ma ormai il fuoco scorreva nelle nostre vene, le ferite ci galvaniozzavano, un nostro caduto centuplicava le nostre energie, elfi e uomini spalla a spalla combattevano e morivano.
Rimanemmo in pochi, quando infine un lontano corno fece udire la sua voce: la città era caduta, avevamo vinto. Anche i Troll l’udirono. Si sbandarono, fuggirono. Mentre il sangue mi gorgogliava dalle ferite, vidi attorno a me gli amici caduti e sentii che le note del corno non avrebbero mai sciolto il gelo della loro perdita.
…E fu luce.
Il soffitto è bianco, sono disteso e gli occhi non funzionano ancora a dovere.
Lentamente cerco di prendere conoscenza e ora ricordo, ricordo tutto.
Infatti accanto a me c’è Petrozzi, il comandante degli elfi, e poco più in là Pellegrini e Guazzaloca comandanti dei Troll. Era stato un gioco, una sofisticatissima simulazione a base di tecniche ipnotiche e gestita da un potente elaboratore. Niente male e poi abbiamo anche vinto il campionato Italiano.
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