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Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici prova vista 605 volte
racconto: Unyvercity madness
di alberto g. [non registrato] (http://tanaxadams.splinder.com)

Roma. Università romatre. Via Ostiense. Numero perso. Mai esistito. Edificio bianco non puoi sbagliare. Meno tre due uno passi. Zottile zuzzurrare delle porte-scorrevoli-ghigliottine-automatic. Dentro bianco. Antro infernale che odora di candeggina. Sguardo misericordioso dell'inserviente anticamente bidello. Anche lui odoroso di candeggina. Silenzio tutt'intorno.

Ore otto e spiccioli. Troppo presto. Unico rumore il ciaff ciaff delle scarpe sul pavimento appena lavato. Bestemmie dell'inserviente. Destinazione aula due. Lo sguardo fluttuante. Gambe molleggiate. Braccia ciondolanti. Testa dondolante. Il ragazzo ameba lascia la scia lumacosa sull'appena lavato. Altre bestemmie.

Arrivato. Aula vuota. Quasi vuota. Un essere occhialuto tipico caso di homo-triginti-cum-laude stazionante in pole position primo banco sparato davanti al prof. Nc’hanavita.

Sguardi di interesse tra i due bipedi di cui uno seduto. Cani che si nasano le chiappe. Contatto visivo secondi due. Contatto terminato. Essere sconosciuto. Delete all data. Fai REW che ricominciamo.

Il ragazzo ameba esce dall'aula dopo aver marcato il territorio con un peto. Latrati mentali e feromoni atavici. Direzione bar. Caffè fumo caffè fumo. Caffè. Tragitto auladue bar compiuto in dodicimila centesimi di secondo. Applausi: New Record: insert name. ALB. Insert coin. Non ne ho. Insert coin. Non ne ho. Insert coin. Vaffanculo. Vacci tu pitocco.

Entra nel bar. Girone dantesco-aromatico-purgatoriale. Pugno di cornetto alla narice destra. Gancio destro di caffè a quella sinistra. Spallata di cioccolata aleggiante nell'aria. Contrazione cardio-polmo-fega-esofagea. Fame. No. Mancanza nicotina nel sangue. Please insert nicotine. Nicotine. Nicotine. Atto di forza: prima il gaffè! Gaffè?

No nicotina no facoltà linguaggio. Ugh.

Situazione bar monitorata col topa-radar: esito negativo. Unico bip una forma di vita semintelligente dalle singolari fattezze elfiche incrostata su un tavolo. Perlustramento rapido altre creature. Done. Go on.

Mèta cassa. Cinquantacentesimi se vuoi il caffè. Voglio il caffè. Cinquantacentesimi allora. Cazzo pensa. No, l'ha detto. Figuraccia. Prende lo scontrino con garbo inarcando il sopracciglio sinistro sguardo languido. Guarda che se voglio compro tutta la baracca. Non è vero. Lo so, era per dire.

Direzione bancone. Spettro bianco tra sonno di morfeo e collasso cannabis. E' il barista. Mi guarda. Lo guardo. Non mi teme. Non lo temo. Estrae durlindana e la fa roteare in aria con gran svolazìo di tovagliolini e zucchero di canna. Scodello la mia escalibur: lo scontrino. Guaisce. Lo prende al bancone o lo porta via. Lo prendo qui. Umiliato. Ci sputerebbe dentro se potesse. Forse l'ha fatto. Velocissimo solo i baristi sanno farlo.

Tre seconds per mettere lo zucchero. Due per mescere. Uno per capire che l'ha girato poco. Ancora cinque per mescere. Venti per ingollare fino all'ultima molecola di caffeina. Leccherebbe la tazzina se potesse. L'ha fatto.

Nicotina nicotina nicotina nicotina tina nico nico e tina anitocin, marlboro!!! Urlano in coro gli alveoli polmonari. Almeno quelli rimasti. Esce dal bar.

Il vento freddo gli scompiglia i capelli. Almeno quelli rimasti. Nicotina nicotina. Estrae il pacchetto dalla fondina. Nicotina nicotina. Compare un accendina. Nicotina nicotina. Schizza in aria una sigarettina. Nicotina nicotina. La afferra al volo con la bocca. Nicotina xdio! L'accende. Nicotin...ah!! Orgasmo gassoso. Eiaculazione ventricolare. Etere di piacere. Coito fluido incorporeo. Trattiene il respiro. Poi espira. Sputa fumo e fiamme. Soffia catrame e benzolene nell'aria pura della mattina. Vomita monossido di carbonio e micropolveri. Risuona nelle vene l'ave maria di Shoupert intonata dalle membra marlborate. Fisicamente mentalmente cosciamente deficiente dipendente.

Ore otto e diciannove. Iniziano le prime voci a occupare lo spazio universitario. Gruppetti didue, ditre, diquattro, diotto uni-scazzati invadono lo spazio antistante il bar. Fugge via il ragazzo ameba. Corre veloce. Non è raggiungibile. Lo vedo sparire nell'aula due. Entro. Ma si è volatilizzato. Oppure si è mimetizzato e confuso con la folla. E ora vedo mille ragazzi ameba che mi guardano stupefatti: sono in pigiama.

Io.



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