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| Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici | prova vista 1711 volte | |
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articolo: Casalotti way home
di alberto g. [non registrato] (http://tanaxadams.splinder.com) Se incontrassi per caso un concorso in rete che mi chiedesse di raccontare un “mondo fantastico” che mi è rimasto nel cuore in questi vent'anni di vagabondaggio su questo atomo opaco di male, ecco se ciò mi capitasse di tutto parlerei tranne che di Casalotti. Parlerei della mia verde Irlanda e del suo fresco fascino. Scriverei della Germania e della sua squadrata bellezza. Narrerei le gesta di un gruppo di ragazzi in quell'isola greca che porta il nome di Ios... Tornando a noi: Casalotti è una frazione periferica di Roma. Cinquantamila anime. Qualche povero diavolo. Pochi ricchi angeli. Un'angelo fa il meccanico. Angelo Scalisi. E' uno dei pochi onesti (per quanto può essere onesto un meccanico). Se vai da lui e dici intanto ripara che poi ripasso e ti do i soldi lui risponde allora ripassi a piedi. Senza virgolette, in puro stile Casalotti. Casalotti... fondamentalmente non fu fondata mai. Mia madre ricorda che da bambine “Quando passava una macchina era un'evento raro, c'erano cinque case di numero, dal bivio al Dazietto” (gli estremi di casalotti). “Passava Gianni col trattore e ci portava tutte in giro per i campi, mentre cantavamo a squarciagola azzurrooo-il-pomeriggio-è-troppo-azzurooo-per-meee”. Poi arrivarono le palazzine. A frotte. E ancora costruiscono. Vai a capire perchè! Nacque come paesello. “Prima erano tutti campi, mò tutte case” così riassume Ilario, uno storico abitante di Casalotti. Però se aguzzate la vista qualche pecora al pascolo potete ancora vederla. Non che gira per Piazza Ormea, certo. Ma se fate due passi e vi inoltrate alla periferia della periferia allora qualche nostalgico ovino c'è ancora a testimonianza dell'agreste passato del quartiere che mi diede il natale. Il centro nevralgico di Casalotti è la sopracitata Piazza Ormea, bifronte come Giano: covo di vecchietti bastondotati e pargoletti iperattivi la domenica, e raduno di spacciatorini e gente di malaffare dalle dieci di sera in poi. Normale accozzaglia di umani durante il resto del tempo, con particolare attenzione al mercatino del lunedì mattina. Che tutti lo sanno ma nessuno lo dice che al banco dei vestiti usati in realtà riclicano “quelli che la brava gente dona ai ciechi”. Casalotti come paradigma di multietnicità. Probabilmente attirati da un controllo delle forze dell'ordine un po' (un bel po') keynessiano (lascia fare). Casalotti ha registrato un enorme afflusso di gente dall'est europeo iniziato negli anni novanta. I più malignano che fosse colpa del penultimo Papa (“tutti qua ce l'ha portati”), gli altri danno la colpa allo stato che non si occupa della periferia. E così quel che vige qui è un “sano” odio xenofobo che però (bontà dei nuovi venuti) non sfocia mai in violenza, ma si limita ai classici luoghi comuni e qualche occhiata di disprezzo gratuita da parte dei più ignoranti (e son tanti). E a Casalotti abbiamo anche il sito archeologico! Spuntarono quattro muretti diroccati di una villa d'epoca romana mentre costruivano le fondamenta di una palazzina nell'ultimo fazzoletto di terra che costeggia via di Casalotti. Subito la sovrintendenza ai beni culturali bloccò i lavori, ci mise una passerella, due reti, tre panchine, quattro vecchietti col cappello e ecco fatto un parco archeologico in piena regola. Venne Rutelli, tagliò il nastro e poi tagliò subito la corda perchè una signora urlò da dietro le file “quannò ce rifai le stradeeee?”. Le strade di Casalotti non sono il problema più rilevante con cui deve combattere chi trova qui casa. Ma le buche sulle strade sì. Colossali voragini che al tempo di Anco Marzio divellevano semiassi di bighe. Durate il Risorgimento semiassi carrozze e due anni fa il semiasse della mia C3. Tanto per. Altro luogo di rilievo del quartiere è la l'ufficio postale. Unica fino a un paio di anni fa, sita in via Santa Seconda, la Posta è mèta preferita di pensionati inviperiti e massaie filafobe. Tant'è che puntualmente sentite alle nove di mattina urla e schiamazzi ed insulti in lingua locale perchè “tutti hanno visto che lei era dietro di me!”. Allora perchè il vostro affezionatissimo nomina Casalotti come mondo fantastico su cui discorrere in un concorso di scrittura? Se fate questa domanda vuol dire che non siete mai stati nel mio meraviglioso quartiere. Perchè quando si fa sera, il sole quasi stenta a scomparire dietro le mille palazzine di Casalotti. Potreste giurare che indugia un attimo prima di sottrarsi alla vista mortale, resta sospeso sopra i fili dell'alta tensione dei tralicci che dividono il cielo in tante corsie. Notoreste che il cerchio infuocato di rosso che cala nella direzione del mare, tentenna un attimo prima di lasciare il nostro quartiere e trova rifugio ai suoi tenui raggi tra le reti arrugginite del campetto di calcio della chiesetta di Porcareccia, adagia pigramente i suoi ultimi bagliori sui tavolini del bar di Rosina, dove da secoli gli stessi vecchietti giocano la stessa partita a carte. Ed in quel preciso momento, un istante prima che si accendano i lampioni sulle strade, mentre il sole incendia il parcheggio della SMA con un fatuo fuoco in offerta-speciale-ultimi-pezzi, ecco, solo allora potreste capire perchè a ben ragione questa piccola porzione di mondo, posta poco fuori il grande raccordo anulare dopo un impietoso cartello con la scritta ROMA sbarrata di rosso, è da me considerata una parte fantastica di questo mondo cui non rinuncerei per (quasi) nulla. numero di click: 1764 |
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