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| Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici | prova vista 458 volte | |
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articolo: Il chiosco di una realtà diversa
di frankvar (http://alberofv.altervista.org) Parole, tante parole che si sommano e creano un insieme di colori e forme. Ogni giorno la mia vista ne è satura. E tanta carta. Carta stampata, parole vendute come oro, concetti vuoti e soluzioni improbabili alle necessità più varie. Strano mondo, un mondo fatto di giri di parole in cambio di soldi. Quello che mi fa strano è questo continuo comprare parole, da ogni età, questa enorme voglia di farsi spalmare di parole da chi non si conosce, leggere e fidarsi di chi scrive per mestiere e che, spesso, non dice niente. Per moda o per essere parte di un gruppo, non lo comprendo perfettamente, ma questa fondamentale necessità di affidare i propri soldi alla carta stampata, non mi convince. Dalla posizione in cui sto solitamente quando sono all’edicola, seduto, in una finestra di vetro e carta, associo richieste e parole, tale giornale o tale rivista per un certo tipo di persona. Ormai li potrei riconoscere anche senza sentirli parlare, se chiedono la rivista di moda, il giornale sportivo o, peggio, la rivista porno. Sono tipologie, ad ognuno ciò che ritiene di meritarsi. E chiedono parole per colmare le loro lacune esistenziali, chiedono incoraggiamento per mantenere le loro posizioni. La loro sicurezza la affidano alle parole, perché non ne trovano dentro di sé, non sanno cosa dire o cosa scegliere e allora le aspettano dal di fuori, che qualcun altro parli per loro. Magari leggessero le parole giuste, quelle che formano, quelle che ti sanno mettere nella condizione di poter scegliere, di poter esprimere un giudizio, di poter dire “questo lo penso io”. Non è così, è uno strano mondo che cerca conferme alla propria condizione, che non vuole cambiare, non vuole eliminare ciò che è inutile. No, è un mondo in cui le inutilità diventano realityshow, in cui il ciarlatano è innalzato a profeta, in cui il ricco parla delle sue ricchezze come povertà e scava più in basso il terreno sotto i piedi di chi muore di fame ma che “potrebbe essere ricco se solo lo volesse”. Tutto a parole stampate a colori per le menti vuote, per assicurare la non cultura a chi non cerca di meglio. Ed io sempre lì, spettatore cosciente di tutto questo, che faccio scambiare parole e denaro, e penso, penso continuamente a queste cose, mi lascio trasportare da mille possibilità e mille incertezze e cerco le mie, di parole, che non trovo ancora, per essere artefice di qualcosa, di un passo in più, di un respiro profondo, di una possibilità nuova. E sogno un mondo in cui le persone leggono letteratura e non cronache campate in aria, in cui ascoltano musica e non una serie di samples incollati e con un rapper che ci guadagna su raccontando porcate. Il mio mondo non è questo dell’edicola, in cui le persone mi credono un bancomat che non fornisce denaro ma lo trattiene e non ha anima, il mio mondo non è questo delle risposte brevi e secche come: “il prossimo numero esce giovedì” oppure: “mi dispiace ma è terminato”o addirittura “glielo metto da parte, stia tranquillo..”. Mi credono parte integrante di questa strana cosa che mi sta intorno, a volte neanche mi salutano, come se non ci fossi. Ma il buongiorno non si nega, è il giorno buono che è impossibile da augurare perché, se lo si potesse conoscere prima, lo si terrebbe per se, come possibilità di crescita, di nuovo germoglio, di aria senza smog, di coscienza di se e di quanto sia breve questa possibilità che abbiamo per dare il nostro contributo a chi rimarrà dopo di noi, che comprerà ancora giornali e riviste colorate, che ci chiederà un arretrato o la nuova uscita vista in pubblicità e che scambierà parole, nuove, ancora per lo stesso denaro. numero di click: 462 |
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