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| Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici | prova vista 544 volte | |
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racconto: Del perchè gli elfi non possono più volare
di Brunella Monti [non registrato] (http://cronotachigrafo.splinder.com) Cap.1 C’era una volta, in un paese lontano lontano, un regno fatato, nel quale vivevano delle creature alate, perfette e magiche, in tutto e per tutto simili a uomini veri, se non per alcune caratteristiche che li rendevano speciali: erano bellissimi e avevano, ciascuno, un meraviglioso paio d’ali. Potevano facilmente volare, librarsi a mezz’aria, tuffarsi a capofitto in discese precipitose e risalire con facilità i precipizi più ardui e scoscesi. Queste dolci creature, miti e pacifiche, vivevano separate dagli uomini, senza mai mescolare con loro, né il sangue, né il cuore, né i sogni.Un giorno di fronte al Consiglio riunito si presentò il più vecchio dei saggi, impegnato da sempre a studiare le stelle e interpretare gli auspici. “Debbo avvisare il consiglio di un tremendo pericolo che ci sovrasta” Iniziò con piglio deciso, lasciando poco spazio alle espressioni di meraviglia o alle possibili obiezioni. “La situazione è veramente molto seria” proseguì prendendo fiato, “posso affermare con certezza che il nostro mondo, così come lo conosciamo sta per essere distrutto. A questo punto l’assemblea rumoreggiava, molti consiglieri erano in piedi, alcuni gridavano a gran voce. “Vi prego, vi prego, fate attenzione” Li tacitò l’anziano indovino. Con voce pacata raccontò di un terribile furto. Nottetempo qualcuno si era introdotto nella antica grotta e aveva sottratto la magica pietra della felicità. Il giorno dopo l’anziano saggio non ne aveva ancora constatato la scomparsa che si trovò faccia a faccia con i suoi primi effetti. Mentre si recava al lago per discutere di filosofia con alcune sirene amiche sue, dovette assistere ai primi devastanti effetti del magico squilibrio. Calot, grugniva in mezzo alla piazza, le ali contorte, il viso contratto, stava subendo una terribile trasformazione. Mutava in uomo! Subito il saggio comprese la portata di tale avvenimento e corse a controllare il luogo dove era conservata la magica pietra. Era sparita e con lei stava sparendo rapidamente tutta la felicità. Il silenzio calò subitaneo, tutti, tutti avevano capito. Solo un giovane levò la sua voce nel silenzio generale. Era Alat un giovane ardente e un po’ superficiale, allegro e volenteroso, in definitiva simpatico.”Io andrei a riprenderla” disse tranquillo” Naaaa” gridarono tutti.”Sìììì” rispose lui. Andare nel mondo degli uomini era un’idea disgustosa, ogni contatto impossibile. Persino Calot, uno di loro, era stato isolato e rinchiuso dopo la terribile trasformazione. Ma Alat insistette e alla fine non c’erano alternative.Albeggiava quando partì. Strinse la madre, che in quell’abbraccio si sciolse tremante, baciò il padre, che pareva invecchiato di colpo e si indirizzò verso un difficile futuro che aveva i colori rosati dell’alba e la promessa gelata di un nuovo giorno. Cap. 2 Dopo un’ora di cammino Alat attraversò la magica radura che separava i mondi diversi. Poi camminò ancora per molte leghe. Normalmente non avrebbe risentito della fatica, ma la preoccupazione fece la sua parte.Tra sé e sé così ragionava:” Sono allenato e forte, so quello che devo fare e lo farò. Posso resistere a quasi tutto. Non ha importanza quanto sarà brutto. Difenderò il mio mondo a tutti i costi.” Ma la sera cominciava a calare e il cuore si allagava di tristezza. La sua stessa voce aveva il suono della solitudine. E Alat cominciò a dubitare di farcela. Ormai il buio aveva nascosto tutto le cose. In quel buio Alat udì di lontano un grido strozzato. Corse e trovò una piccola creatura impantanata in una specie di pozzanghera nera. Alat non ci pensò due volte. Si sporse, allungò la mano ed estrasse la buffa creatura tremante. Era veramente fradicia, usava uno strano linguaggio,stranamente comprensibile però, e non la smetteva più di parlare. Alat prese dal suo zaino una sua meravigliosa coperta di vigogna e coprì l’inzaccherata creatura. Poi nel tentativo di scaldarla, la abbracciò. All’improvviso una meravigliosa magia disfece tutta la solitudine e sparse ovunque il suono dolcissimo di una fantastica melodia. La notte all’improvviso non faceva più paura. Sotto un albero cavo due diverse creature dormivano un sonno caldo di affetto, protetto da un’unica coperta di vigogna , e per la prima volta i sogni degli uomini si mescolarono a quelli degli elfi. E questo avrebbe forse avuto delle conseguenze... Quando arrivò la luce del mattino Alat si svegliò per primo, di buon umore e ben riposato. Ma non appena abbassò lo sguardo luminoso sulla compagna di viaggio, subito capì il tragico errore commesso. Era umana, brutta, sporca, terrosa. Cosa potevano mai aver diviso? Così si alzò silenzioso e fece per andarsene. Ma lei, che pure era sveglia, lo ascoltò respirare. E da quel solo suono sospeso capì tutto. Così tacque. Alat tolse la giacchetta e dispiegò le ali...... Mentre rimpiccioliva contro l’azzurro del cielo Elna si girò a guardarlo e si strinse nella coperta che lui le aveva lasciato. Cap. 3 La giornata, dapprima pallida e gelata crebbe nel rigoglio di un sole quasi estivo, che ricopri il mondo di colori e sciolse tutti i dubbi nel cuore di Alat. Quando arrivò vicino ad una città degli uomini Alat planò dietro ad un albero, chiuse le meravigliose ali e indossò la sua giacchetta di panno. Era appena arrivato al centro di quel piccolo incrocio di case che gli uomini chiamano paese che dovette toccare con mano la bestialità di quella strana gente. Un cavallo tirava, con grande fatica un’enorme carico di barbabietole stivate fino all’inverosimile su un carro. Il conducente si agitava e urlava incoraggiando il cavallo, quando questi sembrava volersi fermare esausto. Era un uomo magro e segaligno, segnato da molteplici rughe. Alat provò una pena immediata per quella scena, così si avvicinò. Ma l’uomo non gli prestò attenzione e presto sparì lungo la strada: lui, il suo cavallo e il suo carretto. Alat scosse la testa e continuò il cammino in direzione contraria. Ormai si era quasi a mezzodì. Un profumo di pane caldo si diffondeva ovunque, le strade si svuotavano e dalle finestre aperte sui vicoli giungeva il suono delle stoviglie che andavano ad apparecchiare ogni tavola. Così anche Alat si risolse a fermarsi presso una locanda per consumare anche lui un pasto. D’un tratto si sentì chiamare “Signore, signore” diceva qualcuno “Signore sono io” Alat si volse, stupito nell’incontrare di nuovo lo sguardo dolce della bizzarra creatura salvata il dì appresso. “Come hai fatto ad arrivare fin qui?” chiese stupito. Lui aveva volato, ma lei? Per tutta risposta la ragazza srotolò dai fianchi la coperta di vigogna. “Volevo restituirvi questa” disse semplicemente “e ringraziarvi per la vostra gentilezza.” “ Dovere” rispose lui , con un tono di voce appena un pochino troppo asciutto. “Ora vi lascio al vostro pranzo” sorrise lei e se ne andò. Alat entrò nella locanda, sapeva che stava ripercorrendo il tragitto che sicuramente aveva compiuto il ladro e voleva vedere se riusciva a ricavare qualche informazione. Cap. 4 Quando uscì dalla locanda Alat aveva un gran mal di testa. L’oste era stato di poche parole e la locanda rumorosa e puzzolente. “Signore”, lo interpellò nuovamente Elna, seduta presso un muretto lì vicino “avete l’aria stanca e per niente soddisfatta. Qualche problema?” “Problemi?” pensò Alat “A parte il furto della felicità degli elfi?” “No nessun problema” disse, ma sorrise e sorrise anche lei. Di nuovo, inspiegabile, attorno a loro si allargò a ventaglio la magia inaspettata di un benessere che colorò quel mondo fangoso. Era successo anche la notte prima, ma ora Alat lo riconobbe: questo era l’effetto della magica pietra della felicità. Elna stessa sembrava trasfigurata, illuminava il mondo solo con il suo sorriso. Alat si stropicciò gli occhi. Non era possibile. La creatura insignificante e bassina si trasformava sotto i suoi occhi in un prezioso contenitore di felicità. Alat se ne rese conto all’improvviso, doveva essere lei la ladra della magica reliquia. Così con un gran balzo l’afferrò e cominciò a scuoterla. “Avanti, dimmi dove l’ hai messa” gridava in preda all’eccitazione. Elna non si scompose, nemmeno quando lui cominciò a frugarla, tastandola sotto le vesti.Però la gente si fermava a guardare e si stava creando un capannello di persone che commentava . Così la ragazza sporse la testa e con una certo umorismo disse rivolta al pubblico “Ha perso dei soldi e pensa glieli abbia presi io, è assurdo davvero!” Allora Alat si ricompose, ma non lasciò il braccio alla ragazza e la condusse fuori dall’assembramento. Lazzi e ilarità accompagnarono la loro uscita di scena “Bravo,” disse qualcuno “Non farti imbrogliare” disse qualcun’ altro Cap. 5 Alat la trascinò in un luogo isolato e lì la interrogò a lungo. Elna non se ne risentì, ma spiegò che non ne sapeva niente di pietre e furti. E dopo molte ore Alat se ne convinse. Come aveva potuto pensare che quell’ottusa creatura avrebbe potuto aggirare le magiche protezioni degli elfi? Sicuramente il colpevole aveva ben altre capacità. Ma per uno scrupolo o il rimasuglio di un sospetto decise comunque di tenersela vicina nel suo viaggio alla ricerca della felicità perduta. Pertanto ripartirono insieme a piedi. Il giorno era vicendevolmente mutato in un bianco e in un grigio e in un prossimo al nero della notte. Alat camminava davanti, Elna seguiva. Camminarono a lungo, senza parole e senza silenzi, al suono delle loro stesse scarpe, sotto un cielo che si riempiva piano di milioni stelle. Dai muscoli caldi delle gambe e dal dolore sordo delle braccia arrivò alla fine il segnale di alt. I due si accamparono attorno a un fuoco di fortuna. La notte li colse insieme per la seconda volta . Il giorno successivo arrivò nello spazio di un sogno.Ora la strada cominciava a salire, oltre le nubi si intravedeva il passo cui sarebbero arrivati forse il giorno dopo. Elna era visibilmente felice, adorava camminare e l’aria frizzante della mattina la metteva di buon umore. Alat, invece era teso e preoccupato. Camminarono per ore , e la pendenza piano piano aumentò. La fatica cominciò a farsi sentire e le chiacchiere a sproposito di Elna infastidivano Alat che a un certo punto si arrabbiò così tanto che cominciò a gridarle di “stare un po’ zitta per Dio, donna” e mentre lo diceva con grande enfasi e sbracciamenti mise un piede in fallo, e così sbilanciato cadde per molti metri, senza poter aprire le ali, imprigionate dai vestiti. Cadde a capofitto. Elna guardò giù. Alat pareva uno straccio assurdamente ripiegato su se stesso con braccia e gambe scomposte, gli occhi, increduli erano spalancati sull’azzurro del cielo e pieni del bianco del nulla. Elna aprì le braccia, chiuse gli occhi, staccò i piedi dal suolo e cominciò a salire, leggera. Poi si diresse in avanti verso il vuoto e con dolcezza cominciò a scendere. Un attimo dopo era vicina a Alat, da cui il dolore saliva ad ondate, perfettamente percepibili, come un odore, l’odore della paura e della morte. Elna chiuse di nuovo gli occhi e si centrò su di sé. Da quel profondo estrasse se stessa e lo riversò su Alat, che ne fu inondato. Era come quando si erano incontrati la prima volta e poi quando si erano sorrisi la seconda volta, ma più grande e forte. Penetrò nelle fibre di Alat e gli restituì tutta la sua integrità. Alat si mise a sedere ancora confuso e incerto per quello che aveva appena visto. “Io non ho rubato la tua magica pietra della felicità” gli disse la donna “Io sono la pietra della felicità”. Si alzò e se ne andò lasciandolo lì.
E' che ho un attimo di smarrimento. Ora che la mia storia è quasi finita mi chiedo se sia giusto farla finire così. Che volete, scrivere è un gran divertimento, è incredibilmente appagante creare una situazione dal nulla o un personaggio, o una storia. Anche quando si usano archetipi e luoghi comuni, come fa una principiante come me, anche quando non si da ai personaggi lo spessore che potrebbero avere, anche quando... è un divertimento lo stesso. Qualcosa comunque la voglio dire. Anche se nello scrivere si saccheggiano le emozioni che si ha avuto la ventura di provare, Elna non sono io. O perlomeno, non solo io. Lei è il principio femminile, quell'asse di equilibrio nascosto che regge il mondo. Alat invece è solo un uomo, uno fra tanti, non "tutti gli uomini". Cap. 6 Alat la cercò per giorni, Elna sembrava sparita. Ma lui adesso sapeva cosa cercare: le tracce di un sorriso sul viso della gente, o il calore in una stretta di mano, e così man mano che i giorni trascorrevano sentiva di esserle più vicino. Un giorno arrivò ad una casupola brutta, storta, sbrecciata. con i soffitti bassi e le finestre piccole. Bussò e gli venne aperto da un bambino. Era un soldino di cacio, avrà avuto tre o quattro anni, indossava un camiciotto grezzo che mostrava i segni di molte manine sporche asciugate addosso, e un nasino impiastrato di muco. “Ciao” disse Alat,” c’è papà? o mamma? Sei solo?” Il piccolo lo guardò da sotto e poi indicò una stalla lì presso. Alat cominciò a sentire un pizzicore lungo la spina dorsale. Era molto vicina, ne era sicuro. Così si avvicinò silenzioso e la osservò attraverso un’apertura. Era inginocchiata ad occhi chiusi vicino a un cavallo che sembrava in fin di vita. Vicino a loro c’era un uomo magro, secco, pieno di segni e rughe. Alat ricordò di averlo già visto. L’uomo mostrava i segni di una grande e profonda tristezza. Ma man mano che Elna irradiava energia il cavallo sembrava riprendersi e l’uomo pareva venir sollevato da un grande peso. Alat assistette all’intero processo. Poi l’attese fuori dalla stalla. “Torna con me nella terra magica” le disse. “Non hai ancora capito?” rispose lei “ Io sono come l’ago di una bussola, porto verso l’amore e l’armonia, ristabilisco l’equilibrio e la felicità, ma nel tuo mondo, pieno di sovrastrutture divento solo un oggetto inanimato, a disposizione di un popolo che ha perso ogni contatto con le istanze elementari del vivere. Qui invece c’è bisogno di me” “Anche noi abbiamo bisogno di te” ribadì Alat. Ma Elna non rispose, gli prese la mano e lo condusse nella casina piccola piccola. Intorno a un tavolaccio grande c’erano moltissimi bambini di tutte le età. “Ma quanti sono?” chiese stupito. L’uomo sorrise alla faccia incredula di Alat. “Vede siamo così fortunati mia moglie ed io. E dipendiamo tutti da quel povero cavallo, l’unica risorsa che abbiamo. Lui ed io ci ammazziamo di fatica e viviamo una vita di stenti, ma quando torniamo a casa tutto quello che abbiamo passato sparisce, e diventiamo i più fortunati di tutto l’universo.Oggi però no, oggi eravamo disperati, il vecchio Eusebio stava morendo, ma è arrivata lei e ha riportato la felicità. Alat si guardò intorno, considerò la casa misera, la povertà e la fatica di vivere. Poi guardò quei volti e vi lesse la gioia e la speranza e allora capì che non avrebbe riportato indietro Elna. Così la lasciò andare per il mondo e tornò a casa da solo, e gli elfi con il tempo non riuscirono più a volare e diventarono molto simili ad uomini. Ecco perché Alat.... ma questa è proprio tutta un’altra storia numero di click: 560 |
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