racconto: Il Cancello dell’Orizzonte
di Sildegard
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Molto tempo fa sulla terra non abitavano uomini, ma solo alberi e animali.
In quel periodo tutto era ricoperto di alberi e foglie, un’immensa foresta che finiva solo dove iniziava il mare.
Allora i lupi dominavano le foreste con la forza delle loro zampe e la saggezza dei loro cuori. I lupi conoscevano e sapevano ascoltare il canto del vento che passava tra gli alberi e il respiro dei fiumi che scorrevano nei loro greti.
Ascoltavano e imparavano, e per questo la natura donava loro la possibilità di regnare tra gli alberi.
Per i lupi era un tempo di eroi e di leggende, un tempo romantico e oscuro.
Tra tutti gli eroi, tra tutti i nomi di cui le madri raccontavano ai cuccioli, il più noto era sicuramente quello di Aderas.
Aderas fu un cucciolo prodigio, capace e attento, che fin dalla più tenera età apprese come parlare con le piante e le pietre, come apprendere dalla loro antica voce i segreti dei boschi. Il piccolo lupo crebbe in fretta e sano, il suo pelo si fece grigio e scuro e gli occhi gialli come gioielli d’ambra.
Ma Aderas non era felice, trascorreva lunghe ore vagando solitario tra i boschi e spesso non faceva ritorno al suo branco per giorni interi. Ogni tanto si dimenticava di cacciare, e quando decideva di farlo lo faceva senza passione.
Un giorno Aderas, durante una caccia, scovò una vecchia tartaruga. Le si avvicinò circospetto, la tartaruga non era certo una preda difficile, ma era incuriosito dal fatto che lei non muovesse un passo per tentare di fuggire.
Aderas fece un rumore per farsi sentire, le andò davanti e sedette, ma lei niente, non accennava a muoversi.
Il lupo le chiese perché si comportasse in quel modo, come mai non avesse paura di lui “A che mi servirebbe?” chiese la tartaruga “Ho fatto il possibile per non essere trovata, ma ormai che sei qui io dove mai potrei fuggire?”
“Ovunque!” rispose il lupo “Meglio tentare in fondo, no?”
“Sbagli!” disse la tartaruga “Ti inciterei ad inseguirmi. I lupi cercano la sfida e la caccia, e visto che io sono una preda facile, cerco almeno di rendermi poco interessante… poco divertente.”
Aderas guardò attentamente la tartaruga e disse “Non sono felice.”
L’animaletto sollevò faticosamente il muso sul predatore e disse “Se posso, ti aiuterò.”
Aderas guardò il cielo, sospirò e riprese “Vorrei sapere cosa mi manca, perché vago tra gli alberi e non mi do tregua?”
“Perché sei innamorato” disse la tartaruga, ma il lupo scosse la testa e rispose che non era possibile, che non aveva incontrato ancora una lupa di cui innamorarsi.
“Eppure lo sei!” disse la tartaruga “Il destino ti ha messo di fronte un bel dilemma. Tu sei già innamorato, e lei è già in questa terra, ma tu non sai chi sia e potresti non trovarla mai.”
Aderas scrollò il capo “Come puoi saperlo tu, che sei solo una tartaruga?”
“Perché” rispose lei “noi tartarughe siamo messaggeri della terra. Ogni volta che una tartaruga esce dal suo uovo sa già che dovrà fare un viaggio e che dovrà portare con sé quello che la natura le ha messo dentro il guscio. Ogni tanto ne nasce una con il guscio pieno di ghiande che dovrà andare a far nascere una foresta da qualche parte, oppure ne nascono con il guscio pieno di vento e nuvole che andranno a portare pioggia dove la terra è secca.”
Il lupo rimase stupito nel sentire quella storia “E tu cosa porti con te?”
“Io porto Speranza, amico mio, forse sei proprio tu che dovevo incontrare.”
Aderas drizzò le orecchie “Parla allora, dimmi come posso trovare questa lupa di cui sono innamorato.”
“Impiegheresti anni a cercarla” rispose la tartaruga “e anche dopo tutto quel tempo avresti visto solo una piccola parte delle lupe della terra.”
Il lupo era impaziente e si alzava e si sedeva di continuo.
“Ma un modo c’è” continuò la tartaruga “anche se molto difficile”
“Parla, ti ascolto!”
“Per prima cosa” spiegò la tartaruga “Devi arrivare dove finiscono le foreste, ma solo una lepre bianca saprà portarti fino là. Poi dovrai scalare l’Alto Monte e arrivare dove vivono i Falchi. Loro sono gli unici che possono portarti oltre la Piana di Sabbia.”
“E che farò una volta oltre la Piana?” chiese il lupo.
“Dovrai sconfiggere il guardiano del Cancello dell’Orizzonte, poi potrai balzare sulla Luna quando sorge”
“La Luna?” chiese Aderas
“Esatto!” esclamò la tartaruga “Devi sapere che se da qui vedi solo la foresta che ti sta intorno dalla Luna vedi tutte le foreste della terra, vedrai sicuramente anche la tua amata.”
“Parto subito!” disse il lupo.
La tartaruga gli sorrise “E’ la speranza che posso donarti, buona fortuna.”
Il lupo cercò a lungo una lepre bianca, fino a che giunse alla Radura delle Pietre, un grande prato senza alberi pieno di sassi bianchissimi che brillavano sotto il sole.
Aderas attese per un po’ nascosto con la pazienza tipica dei cacciatori, fino a che avvistò una lepre tutta bianca. Il lupo la seguì e si acquattò per saltarle addosso e catturarla, ma la lepre disse “Sei molto bravo! Ma guarda che ti ho visto!”
Aderas spinse fuori il muso dalle frasche, e sorpreso annusò la lepre “Come hai fatto a vedermi?” chiese.
La lepre cacciò un grido “Aaaahh! Un lupo! Mi mangerà!” e corse via a perdifiato.
Il lupo sbigottito si lanciò all’inseguimento della bestiola, la raggiunse e le fermò la piccola coda con una zampa.
“Ma non mi avevi visto?” chiese il lupo.
“Nooo!” pianse la lepre “Dico sempre così quando mi fermo a mangiare per scoraggiare i predatori.
Aderas scosse la testa e le chiese di portarlo alla fine della foresta. La lepre disse lamentosa “Vuoi mangiarmi là per riprendere le forze?”
Aderas guaì dalla disperazione “Ma no, non mangio chi mi aiuta!”
La lepre si convinse e gli fece strada. Cammina cammina la foresta finì e davanti ai due animali comparve una gigantesca montagna.
Il lupo chiese alla lepre come avrebbe potuto arrivare sulla cima, e la lepre rispose “Seguimi! La mia casa è lassù! Io sono nata tra la neve e conosco bene la strada!”
I due salirono tra rocce e sentieri, al tramonto raggiunsero la vetta dove alla luce arancione del sole che calava riposavano dieci enormi falchi dalle piume castane.
Si avvicinò seguito dalla lepre tremolante e chinando la testa disse “Perdonatemi, grandi predatori alati”
Uno dei grossi rapaci alzò la testa e il fiero becco e tuonò “Che ci fa un lupo sulla nostra vetta?”
“Perdonatemi” riprese Aderas “Devo raggiungere il Cancello dell’Orizzonte, oltre la Piana di Sabbia e solo voi potete aiutarmi in una simile impresa.”
“Per tutti i ghiacciai!” esclamò il falco “Perché vai laggiù?”
“Devo salire sulla luna, per poter scorgere colei che amo.”
Il falco osservò il lupo e disse che l’avrebbe aiutato, ma che doveva prima rispondere a una sua domanda.
“In che modo si sconfigge il guardiano del Cancello dell’Orizzonte?”
Aderas trattenne il fiato, non sapeva neanche chi fosse il guardiano, ma se era vero che solo un falco poteva portarlo al cancello, allora solo un falco lo sapeva. In quel momento gli venne in mente la risposta: “Con il consiglio dei grandi Falchi” rispose sicuro “Poiché solo loro conoscono il guardiano!”
Il falco lo guardò ammirato per quanto era stato saggio il lupo, poi abbassò un’ala, lo invitò a salire su di sé e spiccò il volo.
La lepre bianca salutò il lupo agitando una zampetta per poi dileguarsi tra la neve.
Il volo fu un ballo sui capricci del vento, il falco volava rapido come una nuvola e presto il Cancello dell’Orizzonte apparvero sotto di loro. Era fatto d’oro e si ergeva dove il mondo finiva in un brillante oceano di luci e stelle.
Il falco lasciò scendere il lupo e volò via.
Davanti a quell’immensa porta stava seduta una vecchia scimmia appoggiata a un bastone. Era il guardiano.
Il lupo si avvicinò e chiese “Sei tu il guardiano?”
In risposta gli giunse una voce che proveniva il cancello stesso “Quello è il guardiano che ho scelto per te. Io sono il Cancello dell’Orizzonte, e se vorrai oltrepassarmi dovrai togliere il bastone alla scimmia. Puoi tentare tre volte, se fallirai ti trasformerò in un sasso.”
Aderas spiccò un balzo, ma la scimmia sbadigliando lasciò cadere il bastone che colpì il lupo in testa, poi lo raccolse e si grattò il mento.
Aderas allora provò a scattare di lato per poi balzare su un fianco del guardiano, ma la scimmia per la seconda volta sbadigliò, roteò il bastone e colpì il lupo sul muso, che indietreggiò. Era molto strano che una scimmia non avesse paura di un lupo, Aderas capì che quella non poteva essere una vera scimmia. Aveva solo un ultimo tentativo.
Saltò altissimo, superò la scimmia e scattò in avanti mordendo una delle sbarre del cancello. La scimmia gridò di dolore, si prese un ginocchio e lasciò cadere il bastone, che fu subito afferrato da Aderas che ringhiò “Ho vinto io, cancello! Rispetta la promessa!”
Il Cancello dell’Orizzonte si aprì.
Il lupo si incamminò oltre il cancello e aspettò sul limite del mondo che la Luna sorgesse.
Dopo poco tempo la Luna comparve, quella sera si era vestita con un lungo abito nero ricchissimo di stelle che cantavano in coro.
Aderas balzò sulla Luna e disse “Ti prego, portami con te solo per questa notte, dal cielo vedrò tutte le foreste e potrò scorgere la lupa che amo.”
La Luna sorrise al suo ospite “Sei un lupo impertinente, ma coraggioso, vieni pure con me. Ma ricorda che dopo ti chiederò un favore.”
La Luna coprì il cielo con il suo manto e le piccole stelle, birichine e vivaci, brillavano ridendo tra loro.
Aderas fissò l’amata terra, vedeva tutte le sue foreste e, aguzzando lo sguardo, tutti i lupi del mondo. Il lupo stava per perdere le speranze, la Luna aveva fatto la sua passeggiata e stava per tuffarsi di nuovo oltre l’orizzonte quando Aderas la vide.
Era bella come il tramonto quando colora di rosso le nuvole, come il riflesso bianco della luna sul mare, come il vento che abbassa le orecchie durante una corsa verso casa.
Bella come gli ultimi passi prima di raggiungere una meta.
Era lei, lanciava lunghi ululati alla Luna, un canto lungo e profondo.
“E’ lei!” esclamò Aderas balzando giù dalla Luna.
“Vai allora” rispose la Luna “La luce di mio fratello Sole ti illuminerà il cammino e io ti regalerò una delle mie stelle che ti permetterà di tornare in un attimo alle tue foreste.”
Detto questo la Luna staccò una stella dal suo manto e la pose sulla fronte di Aderas che si coronò di una macchia bianca. Aderas era commosso “Cosa posso fare per te, mia Luna?”
“Quel canto” disse lei “Mi piace molto, dì a tutti i lupi di cantare sempre per me, e io in cambio farò in modo che tutti loro trovino la loro amata.”
Aderas promise di farlo e corse via come il vento verso la foresta della lupa che aveva visto dal cielo.
“Sono stato sulla Luna per te. Ti ho vista da la.” furono le prime parole che Aderas le disse.
La lupa lo guardò e arrossì “Lo so.” Rispose “Sentivo che eri lì e che mi avevi vista, cantavo per te”
Aderas e la giovane lupa si sposarono e quando tornò al branco il lupo scoprì di essere diventato un eroe, perché la lepre bianca aveva raccontato la sua avventura.
Tutti i lupi del mondo seppero del dono che la Luna aveva fatto a ognuno di loro e da quel giorno lontano essi ululano alla bianca signora del cielo. Questo canto è un modo per ricordare come due cuori furono uniti e come il coraggio e la saggezza fecero di un lupo come tanti altri un eroe.
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