Stava seduta sola, su di un macigno liscio e vagamente scivoloso, eroso dal movimento delle onde lievi create da una brezza inesistente sulla cresta dell’acqua…quel laghetto sotterraneo scovato per caso durante le perlustrazioni di rito degli anfratti delle Caverne era diventato meta di suoi pellegrinaggi solitari, quando la realtà dura del suo essere la sopraffaceva, rendendole impossibile continuare lo svolgimento dei normali compiti.
Rimaneva li per ore adducendo la scusa di ritirarsi nelle sue stanze al Maniero e variando di poco il percorso: in un cunicolo laterale apparentemente chiuso vi era un anfratto così stretto che a malapena lei, con la esile costituzione propria della sua razza, riusciva a percorrerlo…esso sbucava quindi in una grande camera naturale in cui la luce era praticamente assente e solo la sua infravisione e il lieve sciacquio le avevano fatto capire, la prima volta, che al centro di essa c’era un lago.
Trovare un luogo in cui il buio fosse sufficientemente riposante per gli occhi sempre forzati ad una luce eccessiva era cosa di non poco conto; inoltre la quiete presente, forse portata proprio da quel rumore di acqua appena accennato nell’aria, aveva lo strano potere di placare i suoi tormenti interiori sempre più assidui a mano a mano che la stanchezza prendeva il sopravvento sul suo controllo.
Per tutta la durata della presa del Presidio il lago le era stato precluso e soltanto ora, a seguito della paurosa sconfitta della notte precedente, aveva finalmente potuto ricercare quanto le era così intimamente mancato…
Nessuno aveva fatto caso alle sue peregrinazioni, troppo presi a curare i feriti e a mormorare maledizioni alla volta della Bianca Alleanza per prestare attenzione ad un Cavaliere che, a causa del carattere troppo esuberante di un Vendicatore, era stata messa fuori combattimento il giorno prima dell’attacco.
Si era sentita inutile e a disagio in mezzo a coloro che invece avevano rischiato la loro vita per difendere una postazione a lungo mantenuta, quindi lei che nulla aveva fatto se non fuggire quando era stato il momento aveva preferito sparire, non attirare l’attenzione o possibili malumori di compagni non troppo propensi alla comprensione dopo l’accaduto.
Con un lieve movimento delle spalle abbandonò la linea di pensieri, aprendo gli occhi…
Le sue iridi erano come carboni ardent, ed erano l’unica luce degna di questo nome visibile nell’anfratto, mentre con calma voltava lo sguardo sulle pareti rocciose scavate chissà come in eoni trascorsi sulla superficie nera e apparentemente quieta dello specchio d’acqua ai suoi piedi, per poi sollevarlo verso una volta non visibile, nascosta da tenebre talmente profonde che nemmeno il dono della vista drow poteva perforarle…
Con un lieve sospiro aveva raccolto al petto le ginocchia, abbracciandole, ed aveva posato la fronte su di esse come a cercare un riposo da un tumulto impossibile da placare.
Istintivamente aveva spostato una mano portandola al petto ad afferrare non il medaglione della Nera Armata, bensì un pendente assai più piccolo, nascosto sotto la tunica…non aveva bisogno di estrarlo, né di aprirlo per visualizzare ogni dettaglio di quel visino di bimbo dagli occhi azzurrissimi rappresentato nel ritratto contenuto al suo interno.
Non per la prima volta, per quanto pensieri del genere le risultavano piuttosto rari, si permise di indugiare su quell’unica volta che aveva tenuto suo figlio fra le braccia, per appena pochi secondi, prima che TuQuoQue piombasse nella sua vita tracciando le sue decisioni future.
"Elessar…"
Il nome, pronunciato solo a filo di labbra, aveva un sapore dolceamaro per una creatura condannata dalle sue stesse scelte a non provare altro sentimento che l’odio e la brama di potere.
Infastidita da quel fondo di disagio che sentiva nel profondo, scacciò con decisione il pensiero richiudendo la porta da cui era sfuggito.
Non era il momento per perdersi in nostalgiche rimembranze di un passato talmente remoto da non avere più nemmeno diritto di rimanere all’interno del suo essere. Lo sguardo di colpo duro rifletteva i pensieri calcolatori che ora avevano preso il sopravvento.
Dopo un tempo all’apparenza interminabile la drow si era rialzata da quello stesso macigno e con un’agile balzo era ridiscesa a livello del suolo…davanti all’apertura che l’avrebbe riportata al suo mondo aveva esitato, di nuovo colta forse dalla sensazione che prima o poi l’ambizione avrebbe preteso da lei qualcosa che non era disposta a dare.
E quella sarebbe stata la resa dei conti.
Con un ultimo sospiro aveva raddrizzato le spalle, infilandosi nell’anfratto senza più voltarsi indietro.