Alice Pelle [Obliqui versi, canterò...]

competition
nick: pass:

Sfero
 
Incuriosando
WorldWriteWeb
Competition
Network
Inq Books
World News
Home page concorso
Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici prova vista 1090 volte
articolo: L’ultima Foresta Incantata
di Aerendil (http://www.countrymouse.splinder.com)

L'ultima foresta incantata

 

  

Dal volume di Robert Holdstock “La foresta dei mitago”:

 

Questa è una distesa boscosa primitiva, una foresta intatta che risale a un’epoca in cui tutto il paese era coperto da foreste decidue di querce, frassini, sambuchi, sorbi selvatici, biancospini…(…) Cinque chilometri quadrati di foresta primitiva dell’era post-glaciale…vergine, intatta, inviolata da migliaia di anni”.

 

Una foresta che resiste al cambiamento.

Chi pensa che l’Europa non offra più, a chi intenda trovarli, luoghi di questo tipo non ha del tutto torto. Per gli europei, abituati da secoli a domare la natura selvaggia per modellarla e “ordinarla” secondo i propri bisogni, gli spettacoli naturali e primordiali ancora vivi in altri continenti sono spesso poco compresi e fonte di emozioni non facilmente interpretabili, come frammenti di ricordi lontani e fino a quel momento creduti perduti.

Eppure nel cuore d’Europa esiste un luogo, poco conosciuto anche dai viaggiatori più attenti, che da millenni si conserva intatto e lontano dai percorsi turistici quasi che, mettendo in atto una volontà propria, si renda il meno visibile possibile per assicurarsi la sopravvivenza.

Nel cuore della Bretagna, la regione francese che come la prua di una nave si spinge nell’Atlantico, tra il Morbihan e l’ile-et-Vilaine si trova una foresta. Agli occhi del viandante del XXI secolo questa foresta appare immensa con i suoi 40km²,  è invece ciò che resta della sterminata Foresta Armoricana o Argoat,  la scomparsa foresta primordiale della Bretagna che si estendeva per più di 140 chilometri. Oggi il nome con cui è più nota è Paimpont, dal nome del paese principale tra i vari insediamenti sparsi qua e là lungo i suoi confini, ma è con il nome di Brocéliande che è conosciuta da tutti gli appassionati di cultura pagana ed in particolare del ciclo arturiano.  Questo luogo di antica memoria possiede infatti i resti di megaliti risalenti all’età del bronzo, nella seconda metà del terzo millennio a.C., ha visto il susseguirsi delle epoche, passando dai celti e dai riti druidici ai cavalieri dei poemi cavallereschi e dell’ amor cortese. 

Questa non è la Bretagna dei fari, delle lunghe spiagge, delle scogliere scoscese puntellate di erica e martoriate da venti furiosi è un luogo di boschi fitti e silenziosi, stagni nascosti, arcaici simboli preistorici, echi di un mondo parallelo di cui ancora oggi si respira  l’aura impalpabile ed inquietante.

Intorno al 1160  Robert Wace nel suo Roman de Rou (Romanzo della Rosa)  così descrive i riti magici che si compivano all’interno della foresta, presso la Fontana di Barenton, detta anche “la fontana che gorgoglia”:

 

“ I cacciatori si recano (alla fontana) col tempo afoso; e raccogliendo l’acqua con i loro corni spruzzano la pietra allo scopo di chiamare la pioggia, che allora è solita cadere, dicono, su tutta la foresta circostante; ma il perché lo ignoro. Lì si vedono anche le fate (se i bretoni dicono la verità) e accadono molti altri prodigi. Andai colà per vedere questi prodigi, ma non ne trovai nessuno. Ci andai come uno sciocco, e come tale tornai indietro. Andavo in cerca di cose folli, e come ricompensa mi sono ritrovato folle”.

 

I nomi stessi dei luoghi della foresta evocano ciò a cui va incontro chi entra in Brocéliande cercando delle risposte: la Valle senza ritorno, il villaggio di Folle Pensée (pensiero folle), la Roccia dei falsi amanti.  Anche Chrétien de Troyes, autore di una celebre opera sul Graal, fece della fontana la protagonista del suo romanzo in versi “Yvain ou le Chevalier au lion”  e così ne cantò la misteriosa bellezza:

 

Vedrete la fonte che gorgoglia anche se la sua acqua è più fredda del marmo. E’ all’ombra dell’albero più bello che Natura abbia mai creato, perché il suo fogliame è sempreverde e vi è appeso un catino di ferro con una catena abbastanza lunga da raggiungere la fonte; e accanto alla fonte troverete una lastra di pietra che riconoscerete. Non posso descriverla perché non ne ho mai vista una simile”.

 

Dal medioevo ad oggi, catino di ferro a parte, tutto è rimasto esattamente come lo descrive il poeta francese.

Se anche ci si avvicinasse alla foresta per passeggiare, non sarebbe affatto scontato ritrovare i luoghi menzionati da Wace o da Chrétien de Troyes, poiché non si trovano indicazioni su come raggiungere la fontana magica, la fonte dell’eterna giovinezza o la tomba del Mago Merlino.  

I menestrelli bretoni e gallesi medioevali ambientarono le storie di Re Artù e del Santo Graal  sia nella Grande Bretagne, sia qui, nella Petite Bretagne. Brocéliande è conosciuta per essere infatti la foresta di Merlino, incantatore e profeta nato, secondo le leggende risalenti intorno al 110 d.C. e  riportate da Robert de Boron nel XII secolo, da una donna di stirpe regale e da un demone incubo.  Merlino, il cui nome bretone  era Myrddin (da mor=mare e dyn=uomo),  fu consigliere e profeta del re Artù, a cui insegnò ad unire e governare il suo paese, a fondare la Tavola Rotonda e a iniziare la ricerca del Sacro Graal. Merlino non fu mai un cortigiano, la sua casa rimase la foresta, dove incontrò colei che per sempre legò a sé il Mago carpendogli le nove frasi segrete dell’incantesimo: Viviana.  

La  tomba del Mago, al centro di un complesso di megaliti, è tuttora un luogo di culto. Sotto due grandi massi che formano un “V” rovesciata vengono posti centinaia di biglietti e di piccole offerte per chiedere favori d’amore a colui che per amore tutto perse.

Viviana incontrò Merlino a 15 anni e rimase affascinata dal suo sapere e mistero. Ne divenne l’allieva, il loro legame fu quello di due innamorati, forse di due amanti, ma soprattutto di due iniziati che parlavano lo stesso linguaggio. Merlino costruì per Viviana un castello e perché nessuno potesse turbare la sua tranquillità ne mascherò le sembianze con quelle di un lago. A tutt’oggi pochi fortunati riescono a scorgere il castello nel riflesso dell’acqua. Fu in questo lago che Viviana rapì il figlio della regina Hélène per allevarlo e farne il migliore dei cavalieri della Tavola Rotonda: Lancillotto. E Lancillotto fu l’unico a riuscire ad uscire dalla Valle senza Ritorno, il regno di Morgana che, ingannata da uno dei suoi amanti, trasformò i due fedifraghi in roccia e incantò la valle impedendone l’uscita agli amanti infedeli. Ma lo sfortunato amore di Lancillotto per la regina Ginevra era talmente puro e perfetto che nulla lo poteva scalfire e, indenne, ruppe l’incantesimo.

All’ingresso della Valle si trova uno stagno, detto “Specchio delle fate”, nulla di strano se, scattando una fotografia,  i propri lineamenti riflessi sull’acqua assumano un aspetto inconsueto, o si notino insolite figure riflesse. Esiste un altro stagno nel cuore della foresta, la fonte dell’eterna giovinezza, ma nessuno conosce la strada per arrivarvi.

Al centro della foresta si trova anche il villaggio di Trehorenteuc, dove si erge la così detta “Chiesa del Graal”, risalente al IX e X secolo d.C.  Parroco della chiesa in tempi recenti fu l’Abbé Gillard, che dedicò la vita alla leggenda del Graal e che per questo fu allontanato dal borgo. Alla sua morte, avvenuta nel 1979, fu sepolto vicino alla chiesa che aveva fatto decorare e ristrutturare con l’estetica e il linguaggio simbolico delle leggende celtiche e della tradizione cristiana: triskel, teste di cinghiale, cervi bianchi dal collare d’oro, croci, alfa e omega.  Interessante è l’affresco di un enorme cervo bianco (uno dei simboli con cui è rappresentato Merlino, ma anche la divinità celtica cornuta di Kernunos) circondato da quattro leoni rossi, che la chiesa interpreta come Cristo e i quattro evangelisti, ma che, secondo le leggende arturiane, ritroviamo anche sulla Tavola Rotonda. Alcune vetrate della chiesa ritraggono un’ultima cena dove Gesù (rassomigliante ad un Artù) alza un Calice mentre intorno alla tavola siedono degli apostoli insolitamente abbigliati da cavalieri e una donna (Maddalena, o forse Ginevra?) è seduta in disparte.  

Ultimo dei misteri di questa piccola  chiesa nascosta nel cuore della foresta, è la scritta che campeggia sul portale d’ingresso e che  accoglie il visitatore: “La porte est en dedans” ossia, “La porta è dentro”,  quasi rimandi ad un percorso iniziatico interiore che ciascun uomo deve percorrere nel corso della propria esistenza, alla ricerca della propria verità, del proprio sacro Graal.

I segreti celati dalla foresta di Brocéliande sono avvolti dalla bruma che si alza lenta al mattino presto dalle profondità del fitto bosco. Molti sentieri si perdono al suo interno, come un labirinto intricato che confonde la realtà con il sogno. Ciò che è stato sembra essere ancora in questo luogo che ha del sacro,  dove il tempo reinventa le sue regole, dove tutto induce al silenzio e alla contemplazione. Brocéliande “Foresta di sogni e di incantamenti” dove la razionalità umana vacilla colpita da sottili percezioni di un esistente che va al di là di una mera comprensione del “reale”.

 

 

Aerendil

 



numero di click: 1132

Creative Commons License tutti gli articoli di questa sezione sono pubblicati sotto licenza creative commons (leggi le condizioni) ad esclusione delle fonti di informazioni giornalistiche che sono di proprietà dei siti indicati nei link sottostanti.