Scompiglio [Rock italiano, diretto, trascinante e originale]

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Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici prova vista 419 volte
racconto: L’ultimo giorno
di darksylvia [non registrato] (http://www.lineasottile.splinder.com)

Questa volta era davvero troppo. Tutto questo era davvero troppo. Aveva inviato il manoscritto a decine di case editrici ma nessuna lo aveva degnato di una risposta.

Eppure Tom era convinto che il suo fosse un capolavoro. Ci aveva lavorato notte e giorno per quasi un anno, assistito da intere caraffe di caffè e accecanti luci di lampade al neon.

 

Vi aveva dedicato l’anima, e non solo.

 

Rinchiuso nel suo studio, che altro non era che un piccolo spazio ritagliato all’interno del garage, aveva ridotto a pochi metri quadrati la sua intera vita.

 

Un piccolo tavolo traballante completamente coperto da macchie di caffè e bruciature di sigarette.Proprio non riusciva a smettere di fumare.

Un posacenere in ceramica, in realtà una vecchia ciotola da macedonia, colmo fino all’orlo e attorniato da una sorta di cornice di cenere fuoriuscita, sostava su di un ripiano.

 

Aveva deciso che dopo la pubblicazione della sua opera avrebbe smesso di fumare.

Sarebbe diventato senz’altro abbastanza ricco da potersi permettere un trattamento in qualche centro abilitato alla disintossicazione dal fumo e perché no anche dall’alcool.

Le bottiglie vuote per terra non si contavano più. Lui sicuramente non le aveva mai contate.

 

Decise di andare personalmente a parlare con qualcuno presso l’ultima casa editrice a cui aveva spedito il manoscritto. Per un attimo fu tentato dall’idea di telefonare a prendere appuntamento, poi immaginò l’atona voce di una segretaria annoiata che gli avrebbe risposto che il Sig. Tal dei Tali era in riunione, o in qualsiasi altro posto, limandosi allegramente le unghie mentre faticava a trattenere la cornetta del telefono appoggiata tra l’orecchio ed una spalla.

 

Quindi afferrò le chiavi della macchina e partì convinto di meritare per lo meno una motivazione, una qualsiasi spiegazione. “Insomma Cristo! Almeno l’educazione!” sbottò tra sé e sé.

 

Non appena avviata la macchina la radio lo aggredì urlando con  volume assordante qualcosa come:

“if you wanna be somebody – if you wanna go somwhere- you better wake up and pay attention…..”

Spense la causa di un mal di testa incipiente e proseguì verso la meta.

Dopo essersi meritato la multa dell’anno per come  parcheggiò, entrò nell’edificio.

Chiese informazioni sul nome della persona che riceveva i manoscritti, una tale Signor Blake, che gli fu detto era in riunione. “Ma va?” pensò.”Chi l’avrebbe mai detto?”.

 

Disse che avrebbe chiamato per un appuntamento e si allontanò. Attese diligentemente che la segretaria annoiata si distraesse e si precipitò all’interno dell’ufficio del Signor Blake.

 

L’uomo probabilmente era in riunione con se stesso perché era solo e leggeva il giornale.

 

Alzò la testa di colpo, stupito dall’entrata trionfale ed inaspettata di Tom.

“Chi l’ha fatta entrare? Chi è lei?” chiese con tono spazientito e lievemente arrogante.

“Mi scusi per l’intrusione” cominciò a disagio Tom “Ehm…..io volevo parlarle di una cosa importante”

“Non lo sa che deve prendere un appuntamento? Se facessero tutti come lei sarebbe la fine per me. Quale sarebbe questa cosa importante?” chiese con evidente indifferenza verso ogni possibile risposta.

“Ho inviato un manoscritto qualche settimana fa. Vorrei sapere se lo ha letto,  cosa ne pensa e soprattutto perché non mi ha risposto”

 

Il signor Blake scoppiò in una fragorosa risata “Questa sarebbe la cosa importante?”

“Senta qui arrivano manoscritti a centinaia ogni giorno. Le pare che io possa leggerli tutti e soprattutto in breve tempo?”

“Se ne vada e non mi faccia perdere altro tempo” detto questo tornò a leggere il suo amato giornale.

 

Una rabbia incontrollabile cominciò a dare la scalata al sistema nervoso di Tom.

“Non vado da nessuna parte se prima non mi prometterà di leggere il mio libro” ringhiò.

 

“Sta scherzando vero? Io non prometto niente a nessuno. Lei è pazzo! Esca immediatamente dal mio ufficio!” sentenziò l’uomo senza ammettere repliche.

 

Sentirsi dare del pazzo riportò Tom indietro nel tempo di qualche mese. Esattamente al momento in cui la moglie aveva preso la bambina con sé e lo aveva lasciato, non sopportando ulteriormente di saperlo rinchiuso in garage a scrivere, bere e fumare.

Lui le aveva promesso che sarebbe tutto finito quando il libro sarebbe stato pubblicato, quando sarebbero stati talmente ricchi da potersi comprare una villa come lei aveva sempre sognato.

La moglie non aveva dato il benché minimo credito alle sue parole e sbattendo la porta gli aveva urlato “Tom ritorna in te………….tu sei pazzo!”.

 

Da allora non l’aveva più rivista né sentita. A dire il vero era tornato al suo libro senza mai cercarla. L’avrebbe fatto quando sarebbe diventato famoso e lei avrebbe dovuto ricredersi eccome sul suo conto.

 

Tom si avvicinò alla porta d’ingresso, mentre il Signor Blake sorrideva soddisfatto pensando che con certa gente era proprio il caso di dar libero sfogo a tutta la propria arroganza se si voleva ottenere un risultato.

 

Giunto alla porta Tom girò la chiave nella serratura e poi se la mise in tasca.

 

Il Signor Blacke lo osservò perplesso. “Cosa fa? Apra la porta e se ne vada!” tentò nuovamente le maniere forti sospettando che questa volta non avrebbero sortito l’effetto desiderato.

 

“Sia zitto!”Urlò Tom.

“Dov’è il mio manoscritto? Lo cerchi immediatamente! Si intitola L’ultimo giorno di Thomas Morgan” e nel dire questo Tom estrasse dalla tasca della giaccia un coltello. Poi guardò l’orologio. Erano le 15,30.

Il signor Blake cominciò a far scorrere nervosamente le dita tra gli innumerevoli documenti accatastati a lato della scrivania.

“Si muova!”  

“Eccolo l’ho trovato”esclamò sollevato il Signor Blake, ma non appena alzò lo sguardo vide il coltello e capì che la situazione si prospettava molto più complicata di quanto pensasse.

 

“Bene” disse Tom “Venga qui!”

“La prego cosa vuole fare? Le prometto che lo leggerò al più presto. Non faccia cose di cui potrebbe pentirsi, manterrò la promessa glielo giuro!” Supplicò l’uomo.

 

“Oh certo che lo leggerà!” dichiarò Tom in preda ad una sorta di esaltazione.

“Si metta in ginocchio qui davanti a me!” Urlò poi.

“Cosa? La prego non mi uccida! Non otterrà nulla comunque. Le prometto che se mi lascia andare pubblicherò il suo libro senza nemmeno leggerlo. Le do la mia parola” balbettò singhiozzante l’editore.

Fu il suo più grande errore perché Tom più che alla pubblicazione della sua opera teneva al fatto che qualcuno lo leggesse attentamente.

“In ginocchio qui! Subito!” Gridò Tom cominciando a prendere a calci le sedie facendole volare per la stanza.

 

“Cominci immediatamente a leggere il manoscritto ad alta voce. Deve terminarlo entro due ore. Dopo di che per ogni mezz’ora in più che le occorrerà le taglierò una parte del corpo.

Sono le 15,30, se fossi in lei mi sbrigherei!”

 

“Come? Cosa? Non posso leggere tante pagine in due ore…..lo sa benissimo che non è umanamente possibile!” dichiarò sconfitto tra le lacrime ed il sudore che ormai scorreva copioso sotto i suoi abiti firmati.

“Sta perdendo tempo……..COMINCI!!!” gridò Tom rovesciando la pila di manoscritti nei quali fino a poco prima si trovava anche il suo.

 

Il Signor Blacke cominciò a leggere. La sua voce tradiva lo stato d’animo di un uomo che sa di essere prossimo alla fine. Ogni tanto la lingua si inceppava e doveva riprendere la frase dal principio.

Tom non ascoltava ma guardava fisso fuori dalla finestra. Amava semplicemente l’idea che qualcuno leggesse ciò che aveva pensato per circa un anno. Avrebbe voluto che la prima a farlo fosse stata la moglie, ma lo aveva abbandonato dandogli del pazzo.

 

Erano le 17,20. Il Signor Blacke non aveva letto che un terzo del libro. Il sudore gli si era avvolto intorno come un ampio mantello.

“Non ce la posso fare! Tra dieci minuti scadono le due ore. Tom per favore mi lasci andare le prometto che continuerò fino alla fine” supplicò inutilmente.

Tom si ridestò dal torpore in cui era caduto.

Si avvicinò all’uomo inginocchiato e improvvisamente si rese conto di ciò che aveva fatto.

 

“Signor Blacke mi dispiace. Le chiedo scusa per tutto questo. E’ che vede sto passando un brutto periodo. Mia moglie mi ha lasciato e si è portata via nostra figlia. Tutto per questo maledetto libro!

Lei mi deve aiutare perché se diventerò ricco potrò riavere la mia famiglia capisce?” disse Tom piangendo sommessamente e cercando negli occhi dell’editore la comprensione di cui aveva estrema necessità.

“Non c’è bisogno che si scusi. La capisco perfettamente. A tutti capitano momenti di sconforto. Non si preoccupi io manterrò la mia promessa”

 L'editore approfittò della vulnerabilità di quel momento e con un movimento rapido riuscì ad impossessarsi del coltello.

Lo sguardo vitreo di Tom si posò prima incredulo sul volto dell’editore poi scese lentamente fino alla lama del coltello conficcata profondamente nelle sue viscere.

 

Il Signor Blacke si alzò da terra prima di macchiare irrimediabilmente i suoi preziosi abiti con il sangue che cominciava a scorrere formando una pozza crescente sul pavimento .

 

“L’ultimo giorno” pensò l’editore “decisamente un titolo azzeccato!”

 

Poi guardò l’uomo riverso per terra, con la certezza che “certa gente” andava trattata in un “certo modo”.



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