Alice Pelle [Obliqui versi, canterò...]

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Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici prova vista 427 volte
racconto: L’incontro
di darksylvia [non registrato] (http://www.lineasottile.splinder.com)

“Ciao!” Sofia scrisse la prima parola sul monitor.

Le piaceva esordire in maniera semplice. La conversazione si sarebbe sviluppata in seguito e  come sempre sicuramente non sarebbero mancati gli argomenti sui quali confrontarsi.

 

“Ciao dolcissima Sofia!” scrisse Alberto a sua volta, non riuscendo a trattenere l’entusiasmo che lo attraversava trasversalmente.

Erano mesi ormai che lui e Sofia si trovavano tutte le sere di fronte ai rispettivi monitors, a qualsiasi costo.

Il mondo sarebbe potuto esplodere ma nessuno di loro sarebbe mancato all’appuntamento per alcuna ragione possibile e non.

 

Alberto avrebbe voluto chiederle della sua giornata, del suo lavoro, se e quanto avesse pensato a lui durante il giorno, e la notte? Pensava a lui la notte?

 

Lui la sognava immancabilmente ed ogni volta al suono della sveglia apriva gli occhi svogliatamente. Viveva ogni inizio della propria giornata come una sorta di abbandono subito dalla sua dolce ossessione.

Durante il giorno non trascorreva minuto in cui non pensasse a lei, ma sognarla era differente, le sensazioni erano più intense, tutto pareva così reale.

 

Questa sera, però, l’argomento di discussione principale era il loro imminente incontro.

“Sei pronta per domani? A che ora arriva il tuo treno?” chiese lui lasciando trapelare una certa impazienza.

“Si non vedo l’ora. Il treno arriverà verso le 09,10 se non ci saranno ritardi” dichiarò Sofia.

 

Dopo giorni di tentennamenti e dubbi si era finalmente resa conto di desiderare profondamente quell’ incontro.

Anzi allo stato attuale delle cose o meglio dei suoi sentimenti era disposta a tutto pur di incontrare finalmente l’uomo che aveva saputo trasmetterle amore, comprensione, passione attraverso un monitor ogni sera negli ultimi mesi.

Lui per lei c’era sempre stato. Di quanti altri uomini poteva dire la stessa cosa?

 

“Bene allora ci vediamo domani. Io arriverò verso le 09,00 quindi ti aspetterò sul binario. Ti amo!” scrisse lui per concludere la conversazione.

 

Alberto attendeva nervoso sul binario, fumando l’ennesima sigaretta. Aveva deciso che non avrebbe fumato quel giorno ma l’agitazione si era impadronita di lui già la notte precedente.

Non intendeva accogliere Sofia emanando il classico odore di fumo.

Per inciso, poi, sperava ardentemente di baciarla. In ogni caso aveva con sé un pacchetto di caramelle alla menta extra forti nella cui assistenza confidava incondizionatamente.

 

Il treno si fermò. I viaggiatori cominciarono a scendere accalcandosi sul binario, creando diligentemente ordinatissime file.

I loro sguardi si incrociarono. Sì era lei. L’aveva riconosciuta dalle fotografie in suo possesso, ma l’avrebbe riconosciuta comunque dal suo odore, esattamente come lo immaginava, dal suo sguardo, esattamente come lo aveva sognato ogni notte.

 

Sì era lui e l’espressione nei suoi occhi riuscì a commuoverla fino a farla lacrimare.

 

Si abbracciarono per qualche istante oppure qualche minuto. Il tempo pareva essere in sciopero.

 

Dopo essersi salutati si avviarono verso la loro meta, la visita di ogni museo e libreria della città.

Alberto aveva portato con sé uno zaino e si offrì di depositarvi all’interno tutti i libri, opuscoli e quant’altro Sofia avesse acquistato durante la giornata.

 

Il tempo scorreva veloce, come sempre accade quando si vivono momenti speciali.

 

Si erano aspettati di provare un maggior imbarazzo nel vedersi per la prima volta, invece ripresero i loro discorsi esattamente dal punto in cui li avevano interrotti la sera precedente.

 

Si scrutavano vicendevolmente mentre passeggiavano per le strade tenendosi per mano.

 

Sofia percepì molte volte l’intensità dello sguardo di Albert. Si sentiva molto osservata e altrettanto importante nel rivestire il ruolo di attrazione principale della giornata.

 

L’uomo dovette reprimere un particolare istinto che lo aggrediva costantemente ogni qual volta posasse il suo sguardo su di lei.

 

Seduti su di una panchina in un parco poco frequentato Alberto decise di soddisfare il desiderio che l’aveva tormentato per ore.

 

Quindi si avvicinò, mentre il suo ritmo cardiaco aveva raggiunto il livello di guardia, e la baciò, abbastanza sicuro che Sofia non l’avrebbe respinto.

Lei ricambiò il bacio che divenne immediatamente appassionato al punto che Sofia si sentì mordere sul collo.

Lo scostò dolcemente dicendo “Fermati, siamo su una panchina. Ci potrebbe vedere chiunque”.

 

Con fatica Alberto riordinò emozioni e sensazioni, spostando il suo sguardo sull’erba. Continuare a guardare Sofia non avrebbe fatto altro che alimentare il desiderio.

 

Le ore trascorrevano, le parole fluivano, le mani si stringevano quasi a volersi fondere.

 

“E’ meglio che ci avviamo verso la stazione” esclamò Sofia guardando l’orologio.

“Andiamo” aggiunse Alberto e si incamminarono.

 

Stava per giungere il momento peggiore. Quello in cui avrebbero dovuto salutarsi e tornare, dal giorno dopo, a comunicare attraverso monitor e tastiera. Niente più sguardi, né dita intrecciate, ne baci o abbracci.

 

Sicuramente si sarebbero rivisti ma chissà quando! La distanza è gli impegni reciproci avrebbero creato le tragiche condizioni per cui il prossimo incontro non sarebbe avvenuto in tempi brevi.

 

Il primo a salire sul treno fu Alberto. Dopo aver stretto a sé Sofia e averla nuovamente baciata, si voltò camminando fino ad essere inghiottito da un vagone del treno.

 

Sofia non riuscì ad allontanarsi subito, rimase sul binario come se ciò potesse garantirle una sorta di prolungamento dell’intimità vissuta con Alberto. La sua mano adesso sembrava così vuota ed incompleta.

 

Seduto sul sedile del treno e visibilmente agitato l’uomo non riuscì più a reprime i propri istinti, lo aveva fatto per tutto il giorno, ce l’aveva messa tutta per controllarsi ed apparire come Sofia desiderava.

 

“Adesso basta!” mormorò tra sé e sé, spintonando un viaggiatore nel corridoio del vagone con l’intento di scendere dal treno prima che partisse.

 

Si precipitò sul binario pregando, anzi supplicando Dio che Sofia non si fosse ancora allontanata.

 

Era ancora lì, uno sguardo malinconico velava i suoi occhi. Poi vide lui che correva e gli andò incontro.

Lui la prese per mano e disse “Non potevo andarmene senza di te! Questa giornata non dovrà mai terminare.”

 

“Cosa intendi?” chiese lei. “Seguimi e vedrai. Non ci lasceremo più! Te lo prometto” rispose Alberto conducendo Sofia verso la toilette.

 

Sull’immenso specchio si stagliava l’immagine romantica di una coppia. L’uomo alle spalle della donna amata la cingeva con le braccia.

 

 “Chiudi gli occhi” mormorò Alberto con voce carica di emozione. “ti amo”.

 

Affondò i denti affilati nel collo di lei creando due piccoli fori dai quali fuoriusciva copioso il sangue di Sofia.

 

Era tutto il giorno che attendeva questo momento. Gli ci erano voluti mesi di parole riversate sapientemente sul monitor, ma non era stato così faticoso con il copia e incolla.

 

Il copione veniva ripetuto ormai da anni con ottimi risultati.

L’unica accortezza di cui non ci si doveva dimenticare era cambiare il nome della vittima ogni volta.

Sarebbe stato davvero indelicato scrivere o pronunciare il nome sbagliato.

 



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