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Prova del concorso 1 (26-04-2006) a tema I mondi fantastici prova vista 521 volte
racconto: Cercavo Te
di Matteo Sciutteri [non registrato] ()

Cercavo te. Era tutta la vita che vagavo, tra le incertezze e le paure, sperando di incontrare chi, come te, avrebbe potuto capire un uomo, un piccolo uomo, che pregando Dio, e chiedendo perdono per i suoi pensieri senza senso, frasi infinite e illusorie, cercava la vita.
Tutta la vita trascorsa a fuggire da chi, come me, ha sempre combattuto tra i cadaveri, per non diventare come loro, assorti nella malinconia e sprezzanti della vita. Non sempre un uomo può essere felice, a volte deve soffrire, per poter apprezzare ciò che in realtà ha sempre avuto, perso, ritrovato e infine distrutto, con le sue proprie mani; era tutta la vita che cercavo una via di uscita da questa condizione fisica, mentale e spirituale, nella quale ero precipitato dopo aver udito le grida e i pianti delle persone che, per amore o per paura (?), affrontarono il Limbo e tutto ciò che ne può uscire, come da un vulcano in eruzione.
Era tutta la vita che ti aspettavo, steso sotto un salice, osservando il tempo scorrere di fronte ai mie occhi, i mie piccoli e pallidi occhi. Quante cose ho osservato, da lontano o da vicino, coi miei piccoli occhi; madri senza figli, cani senza padroni e vite senza senso.
Rettili che si rincorrono tra le sabbie delle tenebre.
La medicina per una vita insipida? La morte.
Era tutta la vita che sfioravo con la mente l’idea di venire, rapirti, e trascinarti in un mondo solo tuo, tu regina dei miei desideri.
Era tutta la vita che ti cercavo. Cercavo te.
E ora che ti ho trovata, ora che sei mia, io ti ucciderò.

Un ultimo sguardo, poi via, tra le nebbie, e corse a perdifiato, nascondendo la propria dignità tra le lenzuola di una puttana, cercando di ingoiare le lacrime, di scordare il dolore, il tuo odore.
Stare con te, anche solo per un attimo, ha cambiato la mia vita. Tu, sola e fragile, io divoratore di felicità. Solo adesso riesco a capire che fu il mio bacio a toglierti l’ultimo alito di vita che rimaneva dentro il tuo corpicino, l’ultima speranza di vivere un tratto di vita, un affresco di felicità, tra mille palazzi giganteggianti sopra il tuo capo, urlanti come bestie affamate in catene.
Non volevo, non avrei dovuto svelare a te, essere puro e celestiale, chi io fossi veramente.
Ora scappo, vago tra i sensi di colpa che mi affliggono, mi trafiggono e mi squartano come un coltello tra le gambe di una vergine.
Ora scappo, corro tra le paure più nascoste di ogni uomo. Ma non ho perso la speranza: un giorno nascerò anch’io.

E’ così semplice credere che al mondo, in questo mondo, ci sia ancora posto per me.
In realtà, solo tra le braccia gelide dell’Ade potrei trovare la quiete che tanto desidero, la calma interiore che potrebbe finalmente donare di nuovo un effimero significato alla mia esistenza, l’esistenza di colui che per un sorso di acqua, si fermò al primo pozzo, un pozzo di morte e disperazione, senza sapere ciò a cui sarebbe andato incontro.
In ogni morte c’è un po’ di me, in ogni sorriso, un po’ di te.
Ninfa eccelsa, dama del lago, essere meraviglioso, perché mi hai amato? Tutto ciò che passa tra le mie braccia viene sgretolato dall’irruenza dei miei morbosi desideri, e tu creatura della luce, ti sei ritrovata tra le tetre fogne delle tenebre, vicino a sorgenti di dolore, e lamenti, e ricordi….
Avresti potuto fuggire, invece di soffermarti un attimo, quel istante fatale, sui miei piccoli sogni in frantumi.

Un rumore… forse è meglio ricominciare il mio viaggio… forse…



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