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[rubrica: racconto]
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Segni di ava74
“Come sono finito qui?” Alessio si sistemò la cravatta nervosamente e si guardò intorno. Vide l’espressione solenne del sacerdote sull’altare, le lacrime di sua madre e il broncio della futura suocera. Un brivido lo percorse. Si sentiva a disagio, ridicolo in quel completo elegante ma soprattutto si sentiva fuori posto sui gradini di una chiesa in attesa della sua sposa. Ateo convinto, aveva accettato di far celebrare la funzione solenne per accontentare Luisa. Guardò Patrizia, la testimone che aveva scelto e le sorrise. Era la sua migliore amica, la sua più grande confidente nonché socia in affari. Era stata la prima a cui aveva rivelato il suo sentimento di amore per Luisa e lei era stata felice di accogliere quel pensiero e di condividerlo. Si rilassò: la complicità di Patrizia era importante per lui. Ancora un’occhiata alla porta per vedere se la sposa era in arrivo. Finalmente, un raggio di sole illuminò l’ingresso e la sposa apparve come un negativo di una pellicola fotografica. Era raggiante al braccio di suo padre. Eccentrica era la parola esatta per descriverla come eccentrico era il matrimonio che avevano progettato. Avanzava nel suo vestito grigio scuro con in mano un mazzo di margherite legate semplicemente da un nastro. Si guardarono negli occhi e Alessio ripercorse mentalmente i momenti salienti del loro incontro.
Aveva messo un’inserzione su internet alla ricerca di un esperto di marketing per la sua società. Era arrivata la sua candidatura. Senza indugio l’aveva chiamata per sentire le sue proposte ed erano rimasti per ore al telefono. Era colpito da quelle idee innovative, cose alle quali non aveva neanche lontanamente pensato per lanciare il suo nuovo prodotto sul web. Del resto non era un esperto in pubblicità e in relazioni commerciali. Aveva informato immediatamente Patrizia della sua intenzione di assumere Luisa. L’aveva chiamata anche il giorno dopo e quello dopo ancora. Ore e ore di parole, lavoro, idee, entusiasmo da parte di entrambi e anche un velato e stuzzicante gioco di seduzione. Si era reso conto per la prima volta nella sua vita di avere il desiderio di fare l’amore con un cervello piuttosto che con un corpo reale. I giorni seguenti avevano deciso di sentirsi su messanger, un programma di comunicazione fatto a finestre private di dialogo il cui ingresso dei partecipanti è ad invito. Avevano sostenuto anche conversazioni a tre in modo tale da far conoscere le due donne e Patrizia, in privato, aveva espresso un commento molto favorevole sulle capacità lavorative e sulle esperienze di Luisa. I giorni trascorrevano e il rapporto si stava facendo sempre più audace. Non parlavano solo di marketing ma i loro argomenti di conversazione spaziavano a 360 gradi. In particolare Alessio era colpito dalla schiettezza con cui riuscivano a parlare di erotismo. Era intrigato e desiderava ardentemente conoscerla non solo per gli sviluppi lavorativi ma anche per dare una forma a quella mente con cui si era instaurata un’alchimia cerebrale molto potente. Fissarono l’incontro di lavoro. Alessio si preoccupò di andarla a prendere alla stazione. Luisa abitava in una località di mare al sud mentre la loro società aveva sede in Lombardia. Si erano sentiti due minuti prima al telefono e ora finalmente avevano l’impatto visivo. Era meglio di come l’aveva immaginata. Appena i loro occhi si erano incontrati aveva capito che entrambi desideravano fondersi l’un l’altro. Durante il tragitto parlarono di lavoro ma era evidente che si stavano studiando. C’era una sorta di confidenza atipica fra loro: le menti erano a loro agio mentre i corpi avevano necessità di abituarsi alla reciproca vicinanza. La portò in albergo per farla sistemare e non fu sorpreso quando lei lo invitò a salire in camera. Gli porse il programma pubblicitario che aveva preparato e si sedette accanto a lui sul letto. Finita la lettura, Alessio posò i fogli, gli occhiali sul comodino e la prese fra le braccia. Fu un bacio lungo, sensuale, pigro; le loro lingue si accarezzavano come se avessero tutto il tempo del mondo per esplorarsi. Il seno di lei premeva contro il suo torace. La fece stendere sul letto e la spogliò completamente. Voleva ogni centimetro della sua pelle. Come suo solito, anche in quei momenti, la mente di Alessio cominciò a divagare. Pensò che aveva sempre immaginato una donna diversa accanto a sé: riccioli mori, fianchi pronunciati, occhi scurissimi. Luisa era tutto l’opposto. Scoprì il suo sapore delizioso, ogni piega del suo morbido derma, ogni imperfezione, ogni sporgenza…Scoprì la sua foga e la sua dolcezza e amò l’espressione di estasi dipinta sul suo volto incorniciato da una massa di capelli scarmigliati. Finalmente appagati si strinsero forte. Lei riusciva a farsi piccola fra le sue braccia. “Ti amo.” Non aveva potuto impedirsi di rivelarglielo. Ne era stato certo dal momento in cui aveva accostato le labbra alle sue. Sentì il suo corpo irrigidirsi e per un istante ebbe paura di averla spaventata con una rivelazione troppo impegnativa. “Non sei costretta a ripetermelo se non lo senti.” Era in dovere di rassicurarla. Lo guardò e un ombra attraversò i suoi occhi. Fu solo un attimo come se le ferite del passato fossero state cancellate con quel passaggio e un sorriso li illuminò. Rimase in silenzio e si strinse ancora più forte a lui. Alessio capì che quella era la donna della sua vita. Il giorno dopo si salutarono e iniziò una proficua collaborazione lavorativa tra loro. I sentimenti e le emozioni che avevano provato in quell’albergo si erano amplificate nel giro di breve tempo. Approfittavano delle riunioni o di weekend in cui erano liberi per vedersi e passavano delle splendide giornate a ridere, amarsi, imbronciarsi e fare la pace. Alessio non ricordava il momento preciso in cui avevano cominciato a parlare di matrimonio. Era stato un gioco: essendo due persone particolari avevano immaginato una cerimonia sui generis: abito da sposa scuro contro ogni tradizione, bouquet spartano, pochissimi invitati, niente bomboniere o liste di nozze e cosa ancora più stravagante fedi nere, in onice e oro bianco. Si amavano anche per questo: erano portati a scioccare il resto del mondo e si assecondavano in ogni bizzarria. Quella sera avevano pianificato tutto e ora si ritrovava davvero lì davanti a lei e le stava promettendo amore eterno con una consapevolezza che lo rendeva euforico e tranquillo al tempo stesso. Il momento più difficile era stato mettere al corrente i genitori. I suoi familiari avevano accolto la notizia prendendolo in giro dato che aveva sempre professato la sua avversione per quella istituzione e per la religione cattolica. Per i genitori di Luisa fu un duro colpo accettare il trasferimento della figlia in una città molto distante dalla loro e soprattutto accettare un amore nato e cresciuto troppo alla svelta. Tuttavia gli ostacoli furono superati e Luisa e Alessio riuscirono a dar corpo a quelle idee scherzose di qualche tempo prima. Alle parole del prete “Vi dichiaro marito e moglie”, Alessio si riscosse dalle sue elucubrazioni. Guardò gli occhi di Luisa: erano raggianti. Si sentì l’uomo più fortunato sulla Terra. Dopo aver espletato tutte le formalità, uscirono dalla chiesa e si diressero verso la casa della sposa. Anche nel pranzo avevano voluto essere originali organizzando un buffet in giardino. Niente filmini noiosi o foto da riviste patinate, solo macchinette usa e getta messe a disposizione degli invitati per immortalare i momenti ritenuti da loro più belli, divertenti, commoventi. Verso una certa ora gli ospiti cominciarono ad andare via e finalmente rimasero solo i familiari. Luisa e Alessio salutarono tutti e si diressero verso l’albergo che avevano prenotato per la prima notte di nozze. “Altra usanza medievale!” sbottò lui “non solo dobbiamo far sapere a tutti che stiamo passando la notte a trombare, dobbiamo anche portare il lenzuolo macchiato per far vedere che eri vergine?” Luisa rise a crepapelle “ Dai che, fra tutte, questa è la migliore! Non fare sempre l’esagerato e goditi il momento più piacevole della giornata!” e gli strizzò l’occhio con fare ammiccante. Entrarono nella stanza “Prego signora Calvisi, si accomodi.” Luisa sorrise e batté le mani eccitata come una bimba “Fa uno strano effetto sentirsi chiamare così!” “ Da oggi in poi ti chiameranno tutti così!” Il bacio di Alessio pose fine ad ogni scherzosa discussione. Sentiva i gemiti sommessi di Luisa ben conscia del piacere che stava per ricevere. La sua mente anticipava ogni movimento del marito godendo prima delle sensazioni già vissute e poi di quelle reali. Alessio adorava soffermarsi sulle linee del corpo e vedere l’espressione estasiata della sua donna. L’afferrò per i fianchi e la spinse sopra di lui. Era inebriato dalle movenze sensuali e sentì che stava per raggiungere il piacere. Le sue mani accompagnavano quella danza, sapeva che era arrivato il momento…Driiiiiiiin. Alessio fece un balzo sul letto. Il cuore gli batteva all’impazzata. Dove si trovava? Era suonata la sveglia. Erano le 7, era nella sua camera e doveva andare a lavoro. Si passò una mano fra i capelli ripensando al sogno bizzarro. Guardò l’anulare sinistro e l’anello era sparito: era ancora single ma non era contento di questo. Si era sentito rilassato all’idea del matrimonio e avvertiva una strana sensazione di pace. Andò in cucina con la convinzione di trovare sua moglie in vestaglia con la tazza di caffè in mano. Sorrise a quel pensiero che non gli procurava terrore come un tempo. Quella mattina uscì di casa con la consapevolezza che avrebbe incontrato quella donna, la sua donna. Segno inequivocabile tre nei a forma di coppa sul costato, esattamente speculari e capovolti rispetto ai suoi.
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