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| Tema: l’arte della recensione | Numero 3 del 07-03-2010 | |
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03 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte II) di ava74 ![]() Come premettevo nella prima parte dell'articolo, questi libri aiutano soprattutto le persone più "corporee" ad avvicinarsi a delle tematiche che per loro stessa natura giudicano delle sciocchezze preconfezionate. Ci vuole apertura mentale però e tanta voglia di migliorare altrimenti diventa una semplice lettura "da treno". Arriviamo così a "Non è questione di soldi". Ormai ci sentiamo ben predisposti nei confronti del nostro "mentore" e ci apprestiamo ad approfondire ulteriormente l'argomento denaro e ricchezza. Sappiamo già che il denaro non dev'essere visto come un dio negativo ma come un servo. Nel secondo libro ci insegna che esso non dev'essere neanche la nostra meta, il nostro obiettivo finale. Quando nella nostra mente creiamo l'idea di ricchezza ci figuriamo ad esempio in una villa con piscina, magari in hotel di lusso in giro per il mondo, o a bordo di una potente Ferrari; sicuramente non ci immaginiamo fermi in una stanza con un rotolo di banconote da cinquecento euro stretto nella mano. Quando parliamo di ricchezza quindi intendiamo le cose che possiamo acquistare con il denaro e soprattutto avere la libertà di godere di questi beni. Il denaro diventa solo un risultato e non l'obiettivo da perseguire. L'obiettivo vero è vivere la vita che sognamo e che ci dà serenità. Secondo Proctor le persone ricche fanno un lavoro che amano e che avrebbero scelto come hobby; il guadagno che ne ricavano non è che un corollario al loro teorema di vita, per usare una metafora matematica. Per rendere chiaro il concetto ho preso ad esempio la mia vita lavorativa. Non è un mistero il fatto che io non sia soddisfatta di ciò che faccio. Giudico il mio lavoro noioso, privo di stimoli intellettivi, privo di gratificazioni a livello personale e materiale. In definitiva mi sento ogni giorno più povera spiritualmente ed economicamente. Se l'Ufficio del Personale domani mi convocasse per darmi la notizia di un aumento di stipendio come reagirei? Sarei felice e soddisfatta? Andrei al lavoro con rinnovata grinta? La risposta è no. No perchè il denaro non è la mia meta. Non aspiro a guadagnare cento euro in più. In termini di costi e benefici la bilancia penderebbe sempre a favore dei costi: a fronte del maggiore stipendio ci sono come contropartita la mancanza di stimoli, la perdita del mio prezioso tempo speso inutilmente in questa attività. Le mie aspirazioni sono in linea con i concetti espressi da Proctor: darei qualsiasi cosa per riuscire a mettere a frutto le mie passioni. E chi di noi non lo farebbe? Pensiamo ad esempio a una persona che adora viaggiare. Questa persona sarebbe immensamente felice di poterlo fare ogni giorno e in più essere pagata per questo. E così arriviamo al secondo tema: la consapevolezza, la mentalità di ricchezza che dobbiamo imparare ad avere. Proctor ci ha insegnato cosa significhi pensare, ora ci dobbiamo concentrare sull'approfondimento che fa nel secondo libro. Prima di cercare di modificare la nostra mentalità dobbiamo capire come essa si sia formata al fine di intervenire efficacemente alla radice. L'autore rappresenta la nostra mente come un cerchio diviso esattamente a metà. La parte superiore è rappresentata dalla "Mente conscia" e la parte inferiore è il "Subconscio". La prima rappresenta l'interfaccia con la realtà mentre la seconda è la nostra sezione emotiva priva di filtri. Per fare un esempio concreto pertinente all'argomento diciamo che la nostra mente conscia ha la volontà di creare ricchezza ma deve fare i conti con il subconscio che di contro è convinto che non sia possibile. Perchè? Perchè per anni siamo stati bombardati da pensieri negativi, di paura, di fallimento e il nostro subconscio ha assorbito questa negatività come una spugna. Ciò che quindi adesso a livello cognitivo riteniamo giusto e perseguibile, a livello inconscio stiamo facendo di tutto per non realizzarlo. Per spiegarmi faccio sempre ricorso a degli esempi reali: conosco una persona che come me è insoddisfatta del proprio lavoro. La sua mente conscia la spinge a cercare di cambiare attività ma nel momento stesso in cui decide di inviare il curricula il suo subconscio la riporta sui suoi passi instillandole la paura dell'insuccesso. "E se dovessero cestinare la mia richiesta?" "E se l'azienda venisse a sapere che io sto cercando un'altro lavoro?" "E se dovessi trovarmi male?". Sono tutti giochi perversi che ci impediscono di uscire fuori da quel limbo in cui ci troviamo e che abbiamo coltivato con tanta cura per pigrizia, inedia, vigliaccheria, fatalismo. Chiediamoci realmente cosa succederebbe se davvero si verificasse una di queste ipotesi tanto temute. Se cestinassero la richiesta non cambierebbe nulla, al massimo ci troveremmo a dover continuare la ricerca. Se l'azienda dovesse scoprire la volontà di andarsene magari si potrebbe avere come effetto benefico quello di ricevere una controfferta più allentante ma sicuramente non ci sarebbero gli estremi per un licenziamento. Se nel nuovo ambiente di lavoro non si è felici nulla vieta di cambiare ulteriormente. Ed ecco che ritorna prepotente il concetto di "legge di attrazione": più ci concentriamo sui pensieri negativi e più li attiriamo nella nostra vita. A volte è difficile uscire fuori da queste situazioni perchè la negatività arriva non solo dal nostro io ma anche da influenze esterne. Siamo circondati da persone che si lamentano di qualsiasi cosa, della vita, del denaro, del lavoro, della salute e in questo ginepraio di insoddisfazione pur volendo seguire un barlume di positività ne finiamo inesorabilmente invischiati. Dobbiamo smettere di farci succhiare l'energia, in sostanza dobbiamo avere molto coraggio e assumerci la responsabilità dei nostri risultati attuali e di quelli futuri. Un altro punto su cui Proctor ha fissato la mia attenzione è il tempo. Il tempo è da sempre il mio chiodo fisso. Mi sento oppressa da un milione di cose da fare, dalla velocità con cui le ore scorrono facendomi sentire frustrata perchè non le ho messe a frutto in maniera efficace. E come me credo moltissime persone abbiano questa sensazione. Il buon Proctor ci mette in guardia dal multitasking: ci hanno inculcato la sensazione di dover sfruttare ogni singolo secondo della giornata anche compiendo più azioni contemporaneamente. Ma siamo davvero sicuri che questo atteggiamento porti alla perfezione? Se ci fermassimo un momento e guardassimo indietro capiremmo che stiamo facendo di tutto meno ciò che è davvero importante al fine del raggiungimento del nostro obiettivo. Con la mentalità del "fare tutto" abbiamo perso di vista le nostre priorità. E così il concetto di liberarci del vecchio per fare spazio al nuovo si può implementare liberandoci delle azioni insignificanti e che ci portano via tempo ed energia per dare il via alle azioni necessarie e gratificanti. L'ultimo monito è pensare che non esistiamo solo noi al mondo e che la nostra idea di ricchezza deve fare i conti con l'ambiente che ci circonda. Questo mondo è fatto di persone che come noi hanno le loro idee e la loro mentalità. Il segreto del successo è di creare una rete di rapporti circondandoci di individui a noi affini, con energie positive. A questo punto secondo Proctor è giunto il momento che ci vede artefici della nostra vita. Siamo pronti per metterci alla prova e verificare se abbiamo effettivamente interiorizzato i suoi insegnamenti. Approfondimenti:
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