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| Tema: l’arte della recensione | Numero 3 del 07-03-2010 | |
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02 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte I) di ava74 ![]() Tempo fa mi è stato chiesto di fare la recensione di due libri di Bob Proctor che mi sono stati regalati da mio fratello a Natale. Per me è stata una sfida incredibile ma l'ho colta con entusiasmo. E' la prima volta che tratto di argomenti così lontani dal mio modo di essere e non nego una certa apprensione. Vogliano i lettori essere magnanimi e apprezzare il mio sforzo. Fondamentalmente sono una persona pragmatica e razionale. Ho sempre rifugito da tutto ciò che riguarda il soprannaturale, il destino, le teorie new age e tutti i residuati da figli dei fiori degli anni '70. Ma adesso che li ho letti ho capito che i libri di Proctor non hanno nulla a che fare con quese cose, a dispetto di quello che può sembrare. Ho dato fondo alla mia apertura mentale e ho iniziato le letture scevra da ogni pregiudizio. Ed è proprio questo esercizio che consiglio di fare prima di addentrarci nell'articolo. Ho conosciuto su carta stampata il simpatico e trascinante Proctor grazie a "The Secret". Credo che ad oggi non ci sia nemmeno bisogno di parlare del libro di Ronda Byrne dato che conta milioni di lettori e non ci sia bisogno di riprendere i concetti ivi espressi. Io annovero questa tipologia di scritti nella categoria di "crescita personale" e non trovo altra definizione che meglio li rappresenti. Quando ho letto "The Secret" ho capito che avevo compiuto il primo passo in quella direzione. Mai scritto si può adattare in maniera ottimale alle persone concrete e razionali. In fondo si tratta semplicemente di applicare i principi esposti alla vita materiale come la ricchezza, la prosperità e alla vita di tutti i giorni, la ricerca della felicità, la salute fisica. Da questo punto in poi, sistemata la materia, c'è tutto lo spazio per impreziosire la nostra anima. Bob Proctor è conosciuto come grande motivatore e speaker sui temi di prosperità e abbondanza, numerosi sono i suoi interventi e conferenze. Ha un carisma palpabile che si avverte prepotente anche nei suoi libri. Partiamo da "Sei nato ricco" per poi arrivare a "Non è questione di soldi" che in sostanza è un approfondimento dei temi già trattati. Proctor utilizza un linguaggio molto semplice e immediato, idoneo alla motivazione: "Tutti gli esseri umani sono nati ricchi: solo che la maggior parte al momento si trova a corto di soldi! Questo libro è stato scritto con l'intenzione di colmare la distanza tra la vostra posizione attuale e quella in cui vorreste trovarvi. Passo dopo passo, capitolo dopo capitolo, vi aiuterà a mettere insieme i pezzi di quel puzzle che spesso chiamiamo vita, cosicchè potrete creare un immagine di ricchezza nella vostra mente e procedere alla sua concretizzazione nella realtà. Infatti, la vita è molto simile al cubo di Rubik perchè abbiamo tutti i quadratini e i colori giusti, eppure metterli al loro posto è un processo frustrante e infinito; invariabilmente, almeno un pezzo o due rimangono isolati." L'idea principale è che dobbiamo renderci conto che abbiamo già il potenziale dentro di noi, dobbiamo solo riuscire a tirarlo fuori. Le persone pensano che la soluzione ai propri problemi e che la vera felicità derivino da vincite facili. Si spiega in questo modo il montepremi strabiliante del Superenalotto, i nuovi giochi che si moltiplicano a dismisura certi di poter contare su milioni di avventori. Non è questo il segreto. Il denaro guadagnato e messo a frutto grazie alle nostre capacità e al nostro ingegno è la via per il successo e per vivere una vita agiata. Il libro è strutturato seguendo un percorso che porta via via alla consapevolezza delle nostre potenzialità e soprattutto alla loro applicazione. Si parte dalla definizione dell'oggetto dei nostri desideri, il denaro. Tutto nella nostra vita ruota intorno ai soldi. Quante volte si sente dire "il denaro non dà la felicità" "il denaro non è tutto"? Eppure è fondamentale se vogliamo mangiare, vestirci, avere un tetto sulla testa, viaggiare, curare le malattie e qualsiasi altro aspetto della nostra vita. L'approccio ad esso che vuole insegnarci Proctor è sicuramente innovativo: "ama le persone e usa il denaro". Il denaro non è il nostro padrone, non è frutto della fortuna nè della buona sorte, è solo un mezzo per fare felici noi stessi e gli altri ed è ottenuto dal duro lavoro e dall'impegno. Facciamo un passo avanti. Una volta stabilito che non dobbiamo ridurci in schiavitù per i soldi dobbiamo arrivare alla "consapevolezza". La consapevolezza si sviluppa attraverso il pensiero. Ma sappiamo davvero cosa significhi pensare? La maggior parte delle persone si illude di farlo ma in realtà sta esercitando solo la memoria ossia immagini e schemi mentali che si ripetono all'infinito. Questo passaggio mi ha fatto riflettere: mi sono davvero sentita chiusa in corsi e ricorsi storici. Nella mia vita ho dovuto affrontare sempre le solite casistiche, sempre le solite tipologie di persone, e ho capito che dipende dalla mia incapacità di pensare effettivamente e di non farmi condizionare dalle paure, dalle chiusure mentali e dalle ansie che mi hanno inculcato. Cosa vuol dire allora pensare? Vuol dire invertire il processo a cui siamo abituati. Noi siamo esser spirituali con un intelletto e viviamo in un corpo fisico. In genere per non dire sempre ci facciamo influenzare dalla materia cioè dalla realtà che ci circonda generando pensieri che costruiranno una certa idea. E' tutto sbagliato. Il meccanismo corretto è l'esatto opposto: si parte dal piano spirituale che genera un'idea che si concretizzerà nella materia. Ho faticato a capire queso concetto ma poi mi si sono schiarite le idee chiacchierando con delle persone. Si parlava di hobby e di scegliere se fosse meglio spendere i soldi in un viaggio o comprando un oggetto da collezione. Ognuno esprimeva la propria rpeferenza quando ad un certo punto una di esse ha troncato la discussione asserendo che non tutti hanno un conto in banca che permetta di realizzare i propri desideri. E a quel punto ho capito. L'errore commesso era proprio questo: la situazione materiale della mancanza di soldi sul conto corrente genera dei pensieri altamente negativi che si traducono in idee di povertà. Il lavoro che abbiamo e che non ci piace, il tenore di vita che giudichiamo basso, le persone che gravitano nella nostra orbita e ci opprimono sono tutte figlie dei nostri pensieri che vanno in loop e che ci portano all'idea della vita che conduciamo e che proprio non ci soddisfa. Come la legge di attrazione insegna, se noi abbiamo pensieri negativi attiriamo negatività. Dobbiamo imparare a scrollarci di dosso situazioni e persone che ci succhiano energia per convogliare la nostra essenza verso il positivo. Proctor ci conduce per mano verso un altra tappa che è indispensabile per arrivare al punto in cui vuole portarci. Nulla si ottiene senza un minimo di rischio. E bada bene rischio non "irresponsabilità". Cosa vuol dire? Vuol dire farsi scivolare di dosso la paura dei fallimenti passati e credere nelle proprie capacità per non proiettarli nel futuro. L'obiezione che si potrebbe fare a questo punto è che, se è così semplice come possa sembrare, perchè la maggior parte delle persone è insoddisfatta e povera mentre solo una minoranza sparuta vive nell'agio e nella tranquillità? Perchè è più facile lasciarsi andare all'invidia distruttiva, ai rimpianti, ai rimorsi per il passato e per le opportunità non colte. E' più facile incolpare chiunque al di fuori dei veri responsabili ovvero noi stessi. Senza andare lontano penso all'insoddisfazione che regna sovrana nel mio luogo di lavoro. Cosa facciamo per cambiare la situazione? Niente. Passiamo intere giornate a lamentarci di tale e di tal'altra cosa senza rimboccarci le maniche e cambiare ciò che non va, persino cercando un altro lavoro se è necessario. Abbiamo paura di assumerci il rischio del cambiamento. Ho capito che questo schema mentale dev'essere annientato altrimenti si rischierà di ripetere lo stesso processo in qualsiasi altro posto di lavoro in cui si riuscirà ad entrare. In ultima analisi ci aggrappiamo al vecchio, alle vecchie strutture perchè ci manca la fiducia nella nostra capacità di ottenere idee nuove. Proprio in questi giorni parlavo con una mia amica dei principi del Feng Shui e mi è venuto in mente l'ultimo punto del libro di Proctor. La cosiddetta "legge del vuoto prima della ricchezza" che si sviluppa nel concetto di "ricevere mentre si dona". In sostanza dobbiamo far spazio al nuovo. Dobbiamo eliminare ciò che è vecchio e inutile per ricevere ciò che vogliamo davvero. Per capirlo ho dovuto pensare ad un esempio concreto. A noi donne piacciono i vestiti. E quante di noi non vorrebbero averne di nuovi? Ma soprattutto quante di noi hanno gli armadi così pieni di indumenti che magari non indossano più tanto che non vi è spazio per quelli che desideriamo? Dobbiamo perciò eliminare i vestiti che non usiamo, che si sono fatti logori o sono diventati stretti o non ci fanno più sentire a nostro agio quando indossati per far posto a quelli nuovi che abbiamo voglia di acquistare. Da questo mio breve resoconto può emergere il lato prettamente materialista dei concetti sviluppati ma si capisce bene che possono adattarsi ad ogni ambito della nostra esistenza corporea e spirituale. Approfondimenti:
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