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| Tema: l’arte della recensione | Numero 3 del 07-03-2010 | |
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06 - Amabili resti, amabile film di ava74 ![]() Amabili resti è tutto ciò che rimane a disposizione per ricostruire la propria vita segnata dalla perdita di una persona cara. Sono amabili perchè diventano il punto di partenza per andare avanti e condurre un'esistenza nuova con rinnovata speranza, seppur ancorata al ricordo, dapprima doloroso ma poi via via di dolce rimpianto per una vita spezzata troppo presto.
La protagonista definisce il suo passaggio sulla Terra come il flash di un'istantanea, breve ma intenso. E il film parte proprio dalla fotografia, passione della giovane vittima, per poi utilizzarla come strumento a beneficio dei familiari per stanare l'assassino. La fotografia dello spettatore invece è l'ambientazione, intesa come scenografia, colore. Il regista riesce a creare una moltitudine di sensazioni cromatiche che ti lascia senza fiato. La protagonista si ritrova in un limbo, non è ancora in Paradiso e non è più sulla Terra. Questo limbo è a volte rassicurante e a volte inquietante. Tutto ciò che viene vissuto in quella terra ha però un collegamento con la vita terrena. L'obiettivo della sua anima è quello di raggiungere il paradiso, dopo aver preso coscienza della propria morte. Ma non è pronta ad abbandonare del tutto la sua famiglia e il suo giovane amore. Appena sbocciato e già tagliato di netto dall'uomo che l'ha uccisa. Fugge, dal suo assassino e si ritrova nel bagno di questi, mentre si sta ripulendo dall'omicidio ed è lì che comprende cosa è realmente successo. Fino alla consapevolezza del proprio stato, il limbo è un piano alternativo alla realtà dei vivi dove la ragazza incontra una sua compagna di scuola e suo padre. Per un attimo brevissimo li vede e loro sentono lei, ma poi i due mondi si separano. Quando si rende conto di essere morta i due universi si scindono definitivamente, rimanendo però in contatto. Ciò che avviene nel mondo dei vivi influenza le visioni che la ragazza ha nel limbo, l'ambiente circostante muta ad esempio con le azioni che il padre e l'assassino compiono. Allo stesso modo, l'umore della ragazza non influisce solo nell'ambiente onirico nel quale è avvolta, ma induce le persone con le quali ha instaurato il legame, a comportarsi secondo il suo volere. La sua compagna e il padre, diventano l'unico modo che ha Susan per rimanere ancorata alla vita terrena. Fa da legame anche il rimpianto per quell'amore durato così poco. Vede il suo amato, lo insegue e non riesce più a raggiungerlo e termina sempre in quel gazebo che avrebbe dovuto essere l'inizio: il loro primo appuntamento. Il film ruota attorno a queste tematiche e il tentativo di cattura dell'assassino in fondo è solo un pretesto per analizzare lo stato d'animo di chi è sopravvissuto: il padre, che non si arrende, la madre che crolla emotivamente per questa sua incapacità di reagire al dolore e accusa il marito delle sue stesse debolezze, la sorella che ignorava il suo amore per l'estinta e lo capisce proprio nel momento in cui viene a mancare, la nonna, magistralmente interpretata da Susan Sarandon, che con il suo carattere forte ed eccentrico riesce a fare da collante in una famiglia ormai disgregata. Il limbo è ben costruito, gli effetti speciali, ovviamente computerizzati, portano lo spettatore a perdere la materialità della vita terrena in favore della rappresentazione di un vero e proprio sogno. Strano che non si sia pensato di trasmetterlo in 3D. La tecnologia non ancora matura per rendere appieno un mondo reale, secondo me non avrebbe sfigurato nella ricostruzione di un mondo onirico e parallelo. Le sfumature, i personaggi un po' immateriali, la profondità di scena resa come piani sovrapposti e non con una vera e propria sensazione di terza dimensione avrebbero potuto dare allo spettatore un coinvolgimento maggiore. Nel limbo lo spazio e il tempo perdono di significato. In pochi secondi si alternano intere stagioni e si raggiunge il mare dalla motagna. C'è di più: gli oggetti che sono nel mondo dei vivi qui appaiono diversi. A volte sono giganteschi, come le navi in bottiglia del padre. Quando questi preso da un attacco d'ira le distrugge sulla mensola di quel laboratorio che era stato il posto speciale che condivideva con la figlia, lei nel suo mondo vede degli enormi velieri che si scontrano nel mare. A volte assumono forme e contenuti differenti: la casa dell'assassino, diventa un faro, le ultime foto scattate dalla ragazza mostrano pezzi di limbo invece che la realtà catturata, oppure lo stesso gazebo, struttura moderna di un centro commerciale, è reso come un classico gazebo di campagna nel sogno di Susan. Infine gli oggetti rappresentano il legame della ragazza col mondo dei vivi, un esempio su tutti: il famoso gazebo non è solo il luogo dove avrebbe dovuto incontrare il suo fidanzatino, ma rappresenta anche le calde e sicure braccia del padre, infatti va in pezzi quando questi rischia la sua vita per giungere alla verità. Tutti gli attori hanno svolto un lavoro egregio, il regista ha saputo scegliere e attribuire i ruoli alle persone giuste, non si è avvertito un attimo di esitazione o di forzature. Ognuno ha fatto vivere il personaggio e ha trasmesso l'emozione allo spettatore. Un plauso va a Stanley Tucci che ha interpretato il ruolo di George Harvey, l'assassino, in maniera credibile e senza mai eccedere nella caricatura di uno psicopatico. Harvey è il classico vicino di casa che nessuno immaginerebbe mai capace di certe nefandezze. Il film vissuto oggi, mi ha fatto sicuramente un effetto diverso da quello che avrebbe potuto farmi se fosse stato girato dieci anni fa, quindi mi aspetto che ognuno ricaverà da questa pellicola le proprie emozioni e la propria interpretazione. Infatti "amabili resti" è in fondo anche il viaggio che lo spettatore fa nel proprio intimo, costretto ad interrogarsi sulla morte, sulla vita e sul dolore. Approfondimenti: COMMENTA
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