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Tema: l’arte della recensione Numero 3 del 07-03-2010
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01 - In fondo è una questione di Ipercubi
02 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte I)
03 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte II)
04 - Il patto
05 - Incuriosando seleziona per voi...
06 - Amabili resti, amabile film
07 - Cameron: o si ama o si odia
08 - Pentaho: la business intelligence è servita
09 - I segreti del software che gestisce incuriosando
10 - Semplicemente Marileda: una vita tra radio e reality
11 - Cosa si nasconde dietro una recensione? Curiosate dietro le nostre... (parte I)
12 - Cosa si nasconde dietro una recensione? Curiosate dietro le nostre... (parte II)
13 - Interessante notazione dell’autore del libro OMERO NEL BALTICO
14 - Restyle, ovvero reinterpretare la realtà con una immagine
15 - Into The Wild

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04 - Il patto
di aldo funicelli

Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.

La sensazione che rimane, dopo l'ultima pagina, è di sgomento e paura.
Non solo perchè si rischia veramente di dover riscrivere la storia della lotta alla mafia e della mafia stessa, ma anche perchè, e su questo punto gli autori tornano più volte, diventa sempre più difficile tracciare una linea netta di separazione tra antimafia e mafia, tra chi ne fa parte e chi la combatte e per sconfiggerla deve entrarne in contatto.

Il libro copre circa 20 anni della storia italiana: dal crollo del muro, e della conseguente funzione anticomunista del blocco di potere in Italia che aveva coperto e usato la mafia, fino ai giorni nostri.
20 anni di storia italiana letta attraverso episodi della guerra di mafia e alla mafia.
A far da ossatura al libro la storia del pentito Luigi Ilardo e del suo rapporto di collaborazione col colonnello della Dia e in seguito del Ros, Michele Riccio.
Rapporto che avrebbe potuto portare, secondo il racconto, alla cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso già il 31 ottobre 1995.
Mancata cattura che ha portato al rinvio a giudizio e al processo dei vertici del Ros, ossia del generale Mario Mori e di Mauro Obino.

I vertici del Ros, questa la tesi del libro, impedirono un'indagine sulla casa in cui Binnu era latitante e fecero trapelare al di fuori degli uffici della procura di Palermo e Caltanisetta notizie su Ilardo.

La storia finisce con la morte per mano di killer mafiosi (questa l'ipotesi) del pentito e con la cattura di Provenzano nell'aprile 2006.

Ma come sarebbe stata invece la storia italiana se il boss fosse stato catturato prima?

Come dicevo, il libro parte dall'Italia di inizio anni 90, scossa da Tangentopoli e dagli effetti politici del crollo del muro. Effetti che si ripercuotono, per i rapporti mafia politica consolidati nel dopoguerra, su Cosa Nostra.
La strategia della tensione dei Corleonesi; la trattativa stato e mafia portata avanti da Vito Ciancimino prima e da altri referenti poi (dopo l'arresto di Don Vito).
Il patto tra stato e mafia che sarebbe stato sancito con la fine delle bombe ("Sarà un caso ma dal 1994 in Italia non si è più verificata una strage"), con tutta la legislazione andata in vigore negli anni successivi (pentiti, 41 bis svuotato, la legge sulle rogatorie, ...), anche da parte di molti onorevoli ex avvocati dei boss. Sarà una coincidenza ....
L'ambiguo ruolo dei servizi, le tante facce da mostro comparse sui luoghi delle stragi, l'arresto e successiva condanna di Bruno Contrada (ex numero 3 del Sisde).
I depistaggi nei delitti eccellenti (Mattarella, Reina, La Torre, Dalla Chiesa, .raccontati nel libro di Salvo Palazzolo), le lettere del corvo, la deleggitimazione dei magistrati.
Gladio.
E, infine, il golpe di Capaci e tutti i buchi della bomba in via D'Amelio (il cui processo è stato riaperto dopo le confessioni del pentito Spatuzza).

In realtà, il legame tra mafia e politica ha radici ben più profonde che risalgono alla storia dello sbarco degli americani in Italia durante la seconda guerra mondiale, con l'aiuto dei boss mafiosi italo-americani (per questa parte, però, vi rimando ai libri dello storico Giuseppe Casarrubea).

Cosa sta succedendo oggi nella mafia? Senza un pentito che ce lo racconti, possiamo solo fare supposizioni, interpretando il passato e riscoprendo, come si fa in questo libro, il rapporto mafia e Stato, mafia e istituzioni. E c'è da essere preoccupati.

Ilardo descrive un brandello di storia che alimenta i nostri peggiori incubi e il desiderio di sfuggirli. Parla di un paese, quello in cui viviamo, che ha il record di morti per stragi, di magistrati assassinati, di giornalisti uccisi, di aziende strozzate dal pizzo, di politici collusi e investigatori condannati per intelligenza col nemico, di milioni di persone che vivono in territori dominati da organizzazioni mafiose.

Ci siamo trovati davanti all'inferno e lo abbiamo messo in scena, provando a seguire la lezione di Italo Calvino, che scrive nelle città invisibili:
'L'inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettarne l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso e esige attenzione e apprendimento continui: cercare di riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio'.

La lotta alla mafia è ammaliata da uno strano sortilegio: non consente a nessuno tra quanti vi partecipano di rimanere immacolato, immune alle fiamme. Nel marzo del 2004 su La Repubblica Stefano Rodotà ha affermato che:
'Vi è una violenza della verità che la democrazia ha sempre cercato di addomesticare, per evitare che travolga le stesse libertà democratiche fondamentali'.

Questo è un paese violento, abituato a non credere in se stesso, e dunque incapace di pretendere una classe dirigente all'altezza.
Viaggiamo nel buio, aspettando che degli eroi vengano a salvarci, a tirarci fuori dall'inferno: santi o rivoluzionari, generali o politici, magistrati o preti di periferia, poco importa che siano loro a sporcarsi nella battaglia, che siano loro a combattere in nome di tutti; e se cadono, li si celebra come martiri.

E allora succede che gli uomini di stato, investigatori e ufficiali, ci appaiano come il comandante Kutuzov in Guerra e Pace, quando si rivoge al principe Andrej:
'sì, mi hanno rimproverato non poco, e per la guerra e per la pace .. ma tutto è venuto a suo tempo'.

Ci sembra che in questo paese la guerra e la pace abbiano lo stesso indistinto colore, lo stesso odore.
E che portino gli identici lutti.


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