Raffaele Mangano [Osservo, penso, scrivo]

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Tema: l’arte della recensione Numero 3 del 07-03-2010
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01 - In fondo è una questione di Ipercubi
02 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte I)
03 - Bob Proctor: i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a comperarla (parte II)
04 - Il patto
05 - Incuriosando seleziona per voi...
06 - Amabili resti, amabile film
07 - Cameron: o si ama o si odia
08 - Pentaho: la business intelligence è servita
09 - I segreti del software che gestisce incuriosando
10 - Semplicemente Marileda: una vita tra radio e reality
11 - Cosa si nasconde dietro una recensione? Curiosate dietro le nostre... (parte I)
12 - Cosa si nasconde dietro una recensione? Curiosate dietro le nostre... (parte II)
13 - Interessante notazione dell’autore del libro OMERO NEL BALTICO
14 - Restyle, ovvero reinterpretare la realtà con una immagine
15 - Into The Wild

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[rubrica: Ciak] articolo letto 128 volte

07 - Cameron: o si ama o si odia
di Antony Star


Attenzione: questa disanima si rifà alla recensione di ava74 pubblicata qui. Consiglio di leggerla prima di continuare nella lettura.

Grande genio, pioniere di tecniche cinematografiche o grande venditore di se stesso?
Quando ho deciso di andare a vedere Avatar non sapevo che alla fine avrei dovuto rispondere a questa domanda. Non che qualcuno mi obbligasse, ma visto ciò che è successo qui su Incuriosando, ho creduto giusto raccogliere le idee e pensare al mio approccio al film, a come l'ho vissuto, a cosa è stato detto e a come è stato venduto, alle recensioni che ho letto. Tutto, per capire se effettivamente siamo di fronte ad una pietra miliare del cinema o all'ennesimo polpettone pieno di effetti speciali, autocelebrazione dell'attimo tecnologico da cui è nato.

Di sicuro ero conscio che uscito dalla sala avrei fatto ancora una volta il confronto tra questo 3D e il 2D targato Peter Jackson (Amabili resti). Così come mi era già successo anni fa quando l'onda emozionale di "Titanic" si era infranta contro l'iceberg de "Il signore degli anelli".

Cameron, già allora, ci aveva tempestato con una grande campagna pubblicitaria sulla perfezione della ricostruzione e sull'uso massivo di tecnologia all'avanguardia e a distanza di anni se ripenso a quel film lo faccio solo per l'interpretazione di Di Caprio e per la famosa scena d'amore sulla prua del transatlantico.
Mentre se ripenso al capolavoro di Jackson, mi figuro sulle mura di Minas Tirith a cacciare gli orchi, oppure nel fosso di Helm intento a portare a casa la pelle. E che vogliamo dire di Gollum?
Era proprio questo il punto focale della mia visione, sarebbero riusciti i Na'vi a farmi dimenticare Gollum?

Lo devo ammettere, sono andato a vedere il film abbastanza prevenuto, anche perchè da mesi ormai Camoren ci bombardava, ancora una volta, con frasi quali: "il più adatto alla nascente tecnologia 3D", "vi sentirete immersi in Pandora", "girato con tecniche all'avanguardia".

Ma andiamo con ordine.

Parliamo prima della proiezione.
Man mano che Avatar snocciolava la sua storia di alieni buoni che cercavano di sopravvivere agli umani cattivi, è iniziato un senso di deja vu, che ha preso forma, si è inserito nella mente ed è aumentato a dismisura.
Pocahontas è stata la prima, la figlia del capo villaggio che si innamora del soldato nemico, lì venuto per impossessarsi del prezioso materiale di cui è ricco il sottosuolo.

Va bene non è l'oro, ma un fantascientifico unobtanium ma sempre lì siamo.

Poi abbiamo pensato a tutti i documentari sull'Africa, questo popolo Na'vi, parla, si muove, si veste ed è organizzato come una vera e propria tribù africana. Quale? Probabilmente qualsiasi, ma essendo alti e magri, il pensiero va subito ai Masai. Fin anche le espressioni dei volti, la conformazione e le geometrie dei corpi li ricordano. Ma il senso di deja vu si amplifica quando il protagonista guarda le foto che la dottoressa Grace, colei che prova a instaurare un rapporto con i Na'vi, ha fatto davanti alla scuola da lei fondata con i giovani alieni. Il senso d'Africa, di missione africana, diventa asfissiante. Questi alieni sono molto più terrestri dei terrestri stessi.

Mia moglie ad un certo punto mi sussurra: ma è come l'"ultimo samurai". Già c'è anche lui. L'infiltrato che finisce per lottare con chi deve osservare e condurre alla disfatta.

Per non parlare della storia d'amore contrastata, lei promessa sposa di un lui che non ama, si lascia andare tra le braccia dell'altro attirando le ire del primo. Ad un certo punto ho avuto l'impressione che i due amanti si sarebbero alzati in piedi sull'ikran che li trasportava (uno pterodattilo che fungeva da cavalcature per i Na'vi) e si sarebbero abbracciati come altri, millenni prima, avevano fatto sulla prua del Titanic.

E per finire i robot pilotati dagli umani, davvero un po' troppo simili a quelli usati dai fratelli Coen in due dei tre Matrix.

Così tornato a casa ho cercato "Avatar e plagio" in google, ero curioso di capire se fossi io il visionario o se queste strane similitudini esistevano davvero.

Scopro in ordine sparso che Avatar somiglia un po' troppo a:
Aida degli alberi
Pocahontas per l'appunto
10 romanzi scritti negli anni '60 dai fratelli Strugatsky
il racconto "Call me Joe" di Paul Anderson
Delgo della Phantom Studios

e mi fermo qui.

Non so se si possa o meno parlare di plagio, non sta a me dirlo e nemmeno mi interessa, però credo che non si possa parlare di trama originale e fantasiosa. Non è insomma uno Star Trek o un guerre stellari per intenderci. Sembra il solito collage di spunti (che pare non siano nemmeno proprio tutti frutti del sacco dell'artista) per imbastire un qualcosa che dia la possibilità di sfruttare quei 14 anni di produzione di effetti speciali.

E allora parliamo di questi effetti speciali.

Sono gradevoli, sono interessanti, ben costruiti, ma non posso non sottolineare che sono stati venduti come l'avanguardia e l'optimum per render al meglio con la neo-nata tecnologia 3D.

Prima cosa che voglio mettere in chiaro è che la tecnologia 3D è tutt'altro che neonata, basta andare su wikipedia per capire che ha l'età se non più vecchia del cinema stesso! Si parte da lontano, le foto: il meccanismo alla base non è mai cambiato da allora. Ingannare il cervello facendo vedere ad ogni occhio un'immagina diversa.
Il principio è presto detto, in realtà i due occhi vedono uno stesso oggetto da due posizioni diverse (sono separati da circa 6 cm) e il cervello ricostruisce la profondità facendo il "merge" delle due informazioni. Per questo se un occhio vede meglio dell'altro si perde la tridimensionalità, perchè il cervello ignora l'input di quello malato a favore di quello più sano.

Nulla di nuovo mi pare, il cinema sfrutta lo stesso tipo l'inganno per simulare il movimento, ovvero proietta una sequenza talmente veloce di fotografie che il cervello le interpreta come un'azione fluida.

Mi si dirà: però le tecnologie oggi permettono di proiettare il film in 3D cosa che prima non era possibile.
Parzialmente è vero. Alla base della visione tridimensionale vi sono due, ma lasciatemi dire pure tre, metodi di inganni.
Il primo sfrutta i colori, due immagini basate su colori primari e complementari vengono proiettate simultaneamente e sfasate dei famosi 6 centimetri. A questo punto la magia viene fatta dai due filtri (a forma di occhialini bicolore) apposti poco prima dell'occhio. I colori che non risultano nella gamma degli ammissibili, vengono tagliati così sulla retina di ciascun occhio si impressiona solo l'immagine che quell'occhio deve vedere. E il cervello fa il resto! Questa tecnica era in voga negli anni '50. Ha però un grosso difetto: sballa i colori della proiezione e non riesce a filtrarli completamente, quindi i disturbi sono notevoli.

La seconda tecnica utilizza l'intensità della luce. Il principio è simile al precedente, due immagini sfalzate vengono proiettate simultaneamente, questa volta però non si gioca sulla gamma cromatica, ma sulla polarizzazione della luce.
Non voglio addentrarmi troppo nella fisica del fenomeno, però le particelle di luce sono simili a delle calamitine, hanno un polo, un verso. Normalmente la luce che vediamo ha particelle che puntano in ogni verso. Quando la luce viene polarizzata si fa in modo che le particelle puntino tutte in una stessa direzione. La proiezione del film polarizza le immagini di un occhio in verticale e quelle per l'altro in orizzontale, gli occhiali sono in realtà dei filtri che su un occhio lasciano passare solo luce polarizzata verticalmente e sull'altro solo quella orizontalmente. Come prima il cervello fa il resto.
Le lenti polarizzate sono molto note ed utilizzate, vi sono gli occhiali da sole polaroid che utilizzano questo principio. Da qui si capisce che il peggior difetto di questa tecnologia è che in ogni caso la proiezione sarà più scura di una stessa senza tali occhiali.

Il terzo è una evoluzione del precedente, sfrutta sempre la polarizzazione della luce, ma non solo, gli occhialini non sono filtri passivi, ma attivi. Alternativamente una delle due lenti si occlude. Per funzionare bene, l'occlusione deve essere in sincrono con la proiezione. Questa tecnologia risulta la più complessa e costosa. Ecco perchè in alcuni cinema gli occhialini sono usa e getta ed in altri no.

Quale delle teconologie è meglio? Di sicuro la peggiore è quella cromatica, ma non si può assolutamente dire quale è la migliore, visto che il sistema di proiezione dipende, dai proiettori, dallo schermo riflettente e dagli occhialini. Quello che posso dire è che quando ho fatto il corso di informatica grafica, nel 1996, tutte queste tre tecniche erano già consolidate, ma non convincevano assolutamente. E a mio parere continuano a non convincere. Cosa è cambiato? Con il digitale i costi delle sale di proiezioni sono diminuiti tanto da poter proiettare un film con un prezzo "accettabile" e visto che gli spettatori hanno decretato come accettabile quel prezzo, la tecnologia 3D si è diffusa.

Probabilmente continuerà a crescere e perfezionarsi, ma io sono convinto che ci possa e debba essere un modo migliore per ingannare gli occhi senza dover indossare qualcosa di innaturale. Io che porto gli occhiali da vista sono ben conscio di come la realtà in fondo venga distorta dovendo passare attraverso delle lenti.
Il 3D che vediamo nei cinema oggi non è il 3D che si può ammirare guardando un paesaggio dal vivo, è più una sovrapposizione di immagini bidimensionali su piani differenti. Per intenderci, per chi ha avuto modo di vedere "Io robot" è come la simulazione del dottore morto, che interagisce con Will Smith per tutto il film. Davanti sembra un uomo in carne ed ossa, però se ci si sposta un po' più sul lato si vede che in fondo ha lo spessore di un foglio di carta.
E questo è ciò accade agli oggetti proiettati sui lati. Per di più se lo schermo non è abbastanza grande, i personaggi spariscono prima di uscire dal nostro campo visivo. Spariscono perchè escono dallo schermo.

Non era sicuramente il film più adatto per il 3D. Questo tipo di 3D rende bene con oggetti frontali, che vengono verso lo spettatore e non con movimenti laterali, soprattutto quando questi sono veloci. Se la sala non è più che ben tarata (ma dubito che nessuna raggiunga tale perfezione) si rischia di perdersi nei passaggi veloci, si confonde un po' tutto, l'occhio fa fatica e così pure il cervello.

Ci era stato detto che Avatar era la proiezione più adatta al 3D e così le sale 3D sono andate esaurite mentre quelle 2D vuote. Il risultato è stato ottenuto, ma era davvero a favore dello spettatore o solo a favore di chi il film l'ha girato e prodotto?

Ma veniamo ai 14 anni di lavorazione agli effetti speciali. Gli alieni sono stati creati mettendo gli attori davanti ad un panno grigio imbracati in una tuta con marker che potessero far rilevare al computer i movimenti reali dell'attore, lo stesso per i volti e le espressioni. In modo che l'avatar somigliasse il più possibile al tizio dal quale è stato estratto il DNA e che divverrà il suo "pilota" e che i Na'vi assomigliassero ad esseri viventi veri e propri. Anche qui mi chiedo dove sia l'avanguardia. Non è una novità assoluta, visto che con queste tecniche si costruiscono i giochi di sport della play station 3 e che Beowulf è stato girato più o meno così. E Gollum? Anche lui poverino era la digitalizzazione di un attore.

Per non parlare del famoso panno verde che fa da sfondo a praticamente tutti i film da decenni, anche quelli non propriamente d'azione. Certo qui era possibile avere real time il risultato della scena, ma la mia domanda è: in che modo questa tecnica era d'aiuto alla visione del film? In realtà creare in bassa definizione una scena real time serve al regista per capire subito se la scena va bene o meno, senza dover ricorrere alla post produzione. Quindi? Come questa tecnica fa in modo che il film sia il migliore per la proiezione 3D?

Insomma a parte quest'ultimo ritrovato e dovuto semplicemente alla potenza del software e non all'inventiva del regista, le tecniche usate da Cameron non sono prerogative e sue invenzioni, sono decenni che ci si prova e piano piano si riesce a rendere con la computer grafica un volto digitalizzato. E questa via tracciata da tempo è ben lontano dalla perfezione che Cameron tanto decanta. Il movimento per un attento osservatore rimane comunque artificioso. Da informatico posso supporre che le approssimazioni introdotte dai software siano ancora evidenti. Movimenti innaturali, soprattutto di quelle parti del corpo che solitamente muoviamo inconsapevolmente. Scuotere la testa, aprire e chiudere una mano. Già perchè se il movimento è fatto da un umano, la simulazione informatica è comunque pilotata da un software. Insomma il solito problema di ricostruire ciò che viene campionato. Da una serie di puntini sparsi sul corpo, il software ricalcola le espressioni spalmandoci su una faccia d'alieno. E qui casca l'asino e casca tutta la sofisticata scenografia di Cameron.

C'è stata un po' di confusione su qual era realmente la tecnologia innovativa. Io non so quanto voluta e quanto semplice coincidenza. 3D, inteso come modalità di proiezione in sala, 3D inteso come tecnica di riproduzione dei Na'vi esseri digitali e 3D in bassa definizione utile per avere un preview real time per il regista. Si sono mischiati questi tre significati e ha causato molta confusione in chi leggeva gli articoli e guardava i trailers. La tecnica innovativa non serviva per la proiezione in sala. Ma tutto è diventato innovativo per miracolo.

Non sono nemmeno convinto sia la tecnica giusta, perchè mai un alieno dovrebbe avere le movenze di un uomo di colore? Perchè mai un avatar dovrebbe muoversi come il suo pilota? Perchè mai i robot guidati dagli umani quando si muovavano sembravano elastici e non fatti di metallo?
E' a questo che si deve risolvere il cinema? A riprodurre un uomo in tutto e per tutto?
Ragazzi stiamo parlando di fantascienza e non di un poliziesco!
Il cinema di fantascienza non deve puntare ad ottenere volti di alieni che sembrano umani, ma belle storie e belle invenzioni condite là dove serve da trucchi cinematografici. E la fantasia deve riguardare tutto, il mondo, i suoi abitanti, la tecnologia.
Qualcuno ha visto una mezza spiegazione di cosa fosse quel materiale che estraevano? Ha visto un possibile impiego? Ha visto delle differenze su come si produce energia? E le armi? Da cosa differiscono da quelle che noi oggi vediamo all'opera in Afganistan?

Ancora una volta, siamo sicuri che tutto questo sforzo sia stato fatto in favore dello spettatore o solo in favore di chi il film l'ha prodotto e girato?

Ognuno deve rispondere in coscienza a queste domande senza farsi influenzare dalla mia visione delle cose, io però se torno al paragone che ho prospettato all'inizio, ancora una volta come successe al tempo di Titanic e del Signore degli anelli, assegno il mio voto a Jackson! La sua storia è una vera storia, e i suoi effetti speciali sono funzione del film e non fini a se stessi. Quel mondo ha un senso, mentre Pandora non ce l'ha, è semplicemente un minestrone mal formato, mal spiegato, un di più sacrificato sui primi piani degli alieni...

Tenendo conto di tutto questo io continuo a preferire Gollum. Ebbene si, si muove, mangia, si esprime come io mi aspetterei. I Na'vi invece? Sono umani, un po' troppo e lì dove non lo sono, si muovono in maniera confusa.

A questo punto, come già detto nell'articolo di ava74 su "Amabili resti," ci rimane solo un piccolo rimpianto: chissà come sarebbe stato visto in 3D. Quel mondo onirico, lo scontro delle barche in bottiglia, i due universi che si fondono uno nell'altro. Possibile che siamo gli unici ad averci pensato?


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