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Tema: Skills Network Numero 2 del 09-01-2010
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08 - Vampiri, vampiracci e vampiretti

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08 - Vampiri, vampiracci e vampiretti
di ava74

Ad oggi siamo tutti vittime del tormentone mediatico sui vampiri. Belli, brutti, buoni, dannati, carnivori, “vegetariani” e chi più ne ha più ne metta.

Come potevamo noi di Incuriosando eludere il fenomeno e non dire la nostra?

I demoni, le streghe, i vampiri e tutte le fiere esistenti nella mitologia e nelle tradizioni popolari sono stati da sempre il mio interesse ma anche il mio spauracchio. Il primo libro che ho letto sugli eroi succhiasangue è stato il “Dracula” di Bram Stocker, scritto nel 1897 cui poi è seguita la visione del film di Coppola peraltro abbastanza attinente alla versione su carta stampata. Sempre nell’ambito della letteratura dell’800, ricordo “Carmilla” di Sheridan Le Fanu versione antecedente a quella del “Dracula” di Stocker e presentante una differenza fondamentale: il vampiro in questo caso è una donna chiamata Carmilla.

Successivamente mi sono diretta verso la letteratura per bambini, rubando la serie del Vampiretto scritta da Angela SommerBodenburg al mio fratellino.

Sono seguiti numerosi film sull’argomento conditi in salsa comica o in chiave più seriosa, in modalità dark rock o stile “Rambo”. Volendone citare alcuni:

  • 30 giorni di buio

  • Blade

  • Dal tramonto all’alba

  • Dracula di Bram Stoker

  • Fracchia contro Dracula

  • Per favore non mordermi sul collo

  • La regina dei dannati

  • Underworld

  • Van Helsing

  • The Hamiltons

La caratteristica fondamentale di tutti questi film o libri è sempre stata quella di rappresentare il protagonista, maschile o femminile che sia, come un demone, in maniera negativa. Seppur affascinante o intrigante, il personaggio è sempre e solo attratto dal sangue senza avere altro interesse o sentimento positivo umano, se non come un pallido ricordo lontano.

Qualche tempo fa, prima del polverone mediatico, mi apprestavo ad effettuare il mio solito approvvigionamento in libreria. L’occhio è caduto su una copertina nera con su l’immagine di un fiore bianco e rosso. Ho letto la trama e ho pensato “perché no? Ne ho letti tanti sui vampiri, questo non aggiungerà e non toglierà nulla.”. E così la mia avventura dentro la saga Twilight è iniziata dal secondo capitolo, New Moon. Dalle prime pagine ho notato lo stile scorrevole e semplice, molto adolescenziale della stesura ma ho apprezzato l'attenzione della narrazione nei confronti dei sentimenti della protagonista. E' tutto incentrato sull'analisi introspettiva che Bella compie. La trama seppur banale e di stile ottocentesco ahimè intriga. Non nego che, nel passaggio in cui la protagonista soffre per l'abbandono del suo amato, io mi sia commossa. Non posso negare che abbia palpitato per la crescente sintonia che si stava instaurando tra Bella e il rivale di Edward. Non posso credere al fatto di aver provato ansia per la scelta finale tra i due contendenti. Eppure devo ammettere che il libro mi ha letteralmente presa e che mi abbia indotta a leggere con avidità il primo ossia Twilight e gli utlimi due: Eclipse e Breaking Dawn. Da quel momento si è parlato della messa in onda del film tratto dal primo romanzo e si è scatenato il pandemonio. Sono nati numerosi fan club, le fan hanno partecipato alla scelta del casting in maniera accorata e successivamente hanno assediato il set cinematografico. Se tutto ciò fosse avvenuto prima della lettura di New Moon, essendo particolarmente snob e odiando tutto ciò che è nazional popolare, dubito che avrei acquistato quei libri ma ormai il danno era fatto e anch'io mi sono trovata ad aspettare con crescente impazienza la visione del film. Mi sono chiesta come mai si sia scatenato un caso mediatico così profondo attorno a questa autrice e a questo argomento che è stato trattato in centinaia di libri fino alla nausea. La spiegazione che mi sono data è che Edward, il vampiro rappresenta un eroe romantico. Mi ha fatto pensare subito al sig. Rochester di “Jane Eyre” di Charlotte Bronte. Leggendo un articolo su Stephenie Meyer, l'autrice ho confermato i miei sospetti: essendo Jane Eyre uno dei suoi romanzi preferiti si è effettivamente ispirata al protagonista maschile per delineare il suo vampiro. Il sig. Rochester ed Edward sono sfuggenti, misteriosi, nascondono entrambi un inconfessabile segreto che potrebbe minare la storia d'amore, per tale motivo respingono e cercano di allontanare l'amata. Ma più si mostrano reticenti e scostanti, più l'eroina si appassiona a loro e più il lettore sogna e freme insieme ai protagonisti. Non c'è nulla di demoniaco in Edward, nulla di disumano. Le caratteristiche peculiari della sua specie sono solo delle qualità aggiuntive rispetto all'essere umano: la forza, la velocità, il non avere bisogno di dormire e la temperatura corporea bassa, l'invulnerabilità. Il suo bisogno di sangue non fa di lui un mostro; è semplicemente il suo segreto, ciò che lo rende il James Dean della situazione, bello e dannato. Il pericolo non ha la valenza di quello provato dalle vittime dei film sul tema; è soltanto un brivido dovuto al fascino esercitato dal protagonista, un ragionevole e sfuggente rischio da correre.

Ormai lanciata sull'argomento mi sono imbattuta in un'altra saga: “Il Diario del Vampiro”. Quale sorpresa è stata di trovare come protagonista un vampiro gentiluomo che tanto ricordava il nostro buon Edward. Certo ci sono differenze di trama, non si può parlare di plagio ma la concezione di eroe romantico è innegabile e si ritrovano gli stessi punti di forza che hanno fatto e faranno della saga Twilitght ben 4 film mentre di questa saga realizzeranno una serie televisiva. L'autrice, Lisa Jane Smith, e la stessa Stephenie Meyer, dichiarano entrambe di essere state ispirate da un sogno che ha portato alla stesura dei romanzi...Al che mi viene da pensare: ma in America mangiano tutte le sere la peperonata???!!!

Io mi sono fermata qui, i vampiri romantici mi hanno fatto sognare, quelli canonici mi hanno intrigata, quelli comici mi hanno divertita ma ora è tempo di trovare altri eroi e di sognare altre avventure.


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